Siamo in dirittura di arrivo rispetto alla conclusione dell’Enciclica Laudato si’ di papa Francesco. Secondo il Papa, la teologia, avvolta dal clima di contemplazione che comunque le confà, ci ricorda che “l’universo si sviluppa in Dio, che lo riempie tutto...
“La cura per la natura è parte di uno stile di vita che implica capacità di vivere insieme e di comunione” (Ls 228). Il Papa si appella al Vangelo del lieto annuncio di Gesù che Dio è Padre di tutti e riafferma il suo convincimento che “l’amore fraterno può solo essere gratuito, non può mai essere un compenso per ciò che un altro realizza, né un anticipo per quanto speriamo che faccia” (ivi). Dunque solo il senso della gratuità denota l’autenticità dell’amore, persino nei confronti del nemico, a maggior ragione nei confronti della natura “il vento, il sole o le nubi, benché non si sottomettano al nostro controllo” (ivi).
“La spiritualità cristiana propone un modello alternativo di intendere la qualità della vita, e incoraggia uno stile profetico e contemplativo, capace di gioire profondamente senza essere ossessionati dal consumo” (Ls 222)..
L’educazione alla dimensione ecologica, fino a creare “una cittadinanza ecologica” (Ls 211), non si appaga di dare e recepire informazioni, ma, per essere autentica, deve riuscire “a far maturare delle abitudini” (ivi). Non bastano pertanto le leggi in sé, ma occorre che i cittadini maturino in sé le motivazioni più profonde di un tal atteggiamento. Allora cambia la cultura...
Dopo aver focalizzato gli ostacoli, e le loro conseguenze, alla spiritualità ecologica, papa Francesco apre lo scenario delle possibilità reali alla sua attuabilità: “Non tutto è perduto, perché gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi, […] di intraprendere nuove strade verso la vera libertà” (Ls 205). Con l’aiuto di Dio, ovviamente, il quale “continua ad incoraggiare dal profondo dei nostri cuori”.
Nella Costituzione conciliare Gaudium et Spes la Chiesa riconosce il valore e l’autonomia delle scienze, di ogni ambito delle scienze, ma, nello stesso tempo, ne evidenzia i limiti di fronte alla pretesa degli uomini di scienza di farne un assoluto...
A cominciare dal paragrafo 189 dell’enciclica Laudato si’, papa Francesco affronta uno dei nodi più problematici del nostro tempo, talmente aggrovigliato da essere diventato un nodo scorsoio. Si tratta della dipendenza, da capestro, della politica rispetto all’economia e soprattutto del sistema delle finanze, rovesciando le competenze: dovrebbe essere la politica a governare economia e finanze e non viceversa...
Papa Francesco non la manda a dire a nessuno. Parla direttamente. E con un linguaggio improntato a verità e senso di realismo. Lo constatiamo ancora una volta nel testo del capitolo quinto, dal paragrafo 182 al paragrafo 188. Rileggiamo per intero il paragrafo 182: “La previsione dell’impatto ambientale delle iniziative imprenditoriali e dei progetti richiede processi politici trasparenti e sottoposti al dialogo, mentre la corruzione che nasconde il vero impatto ambientale di un progetto in cambio di favori spesso porta ad accordi ambigui che sfuggono al dovere di informare e ad un dibattito approfondito” (Ls 182)...
Nell’enciclica Laudato si’ papa Francesco, che fa dei diritti dei poveri, a livello della globalizzazione, uno dei cavalli di battaglia morale più significativi, ricorda ai grandi del mondo il dovere di sradicare la miseria e di dare incremento allo sviluppo dei Paesi poveri (cf Ls 172), mentre non esita a stigmatizzare le inquietanti sperequazioni e le preoccupanti forme di corruzione che si verificano anche nei Paesi poveri, cioè “il livello scandaloso di consumismo di alcuni settori privilegiati della loro popolazione” (ivi)...
Nell’intento di focalizzare “alcune linee di orientamento e di azione” in vista di una nuova ecologia, di fronte all’evidente e troppo vasto degrado ambientale, papa Francesco ricorda la “necessità di un cambio di rotta” (Ls 163), maturato con la condivisione di “grandi percorsi di dialogo” (ivi), sempre fiducioso nelle predisposizioni e alla sensibilità di quanti hanno in mano le redini dei governi.
Se è vero che la terra è di tutti e per tutti, “che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?” (Ls 160). Questa domanda non può restare senza risposta, tanto è seria e incalzante...
Da quando, quasi un anno fa, abbiamo vissuto l’anno giubilare della Misericordia, ho cercato, passo dopo passo, di sviluppare dapprima i grandi temi della misericordia e poi, in una lunga serie di interventi, di focalizzare le grandi tematiche dell’esortazione apostolica post sinodale Amoris laetitia...
Nella sua enciclica Laudato si’ papa Francesco si mostra preoccupato dell’ecologia dell’habitat umano, cioè della casa dell’uomo, dell’ambiente in cui vive, motivandone la preoccupazione per il fatto che “gli ambienti in cui viviamo influiscono sul nostro modo di vedere la vita, di sentire e di agire” (147), specialmente se disordinati, caotici e saturi di inquinamento (cf ivi)...
Il capitolo quarto dell’enciclica Laudato si’ è dedicato all’analisi degli elementi che assicurano una ecologia integrale. Il punto di partenza delle osservazioni è dato dalla constatazione che “tutto è intimamente relazionato” (137). Nulla risulta indipendente, nemmeno il tempo e lo spazio, gli atomi e le particelle subatomiche, i componenti fisici, chimici e biologici della terra, le specie dei viventi, gli organismi viventi e l’ambiente (cf 138), nella relazione tra natura e società che la abita. Esiste insomma una interazione dei sistemi naturali tra di loro e con i sistemi sociali...
Quello del Sinodo dei Vescovi è sempre un grande evento per la Chiesa. Trattandosi però di un Sinodo che è chiamato a focalizzare il valore della famiglia, oggi messa culturalmente in profonda crisi, sui parametri della creazione da parte di Dio e della redenzione operata da Cristo, non c’è dubbio che esso ha una singolare e straordinaria importanza...
Come si è visto nell’articolo precedente, l’ecologia viene messa in crisi dalla tecnoscienza idolatrata. Ma il Papa nella sua enciclica Laudato si’ è convinto che anche una certa cultura sull’uomo abbia una notevole ricaduta sulla crisi dell’ecologia. Si tratta del fenomeno culturale che l’enciclica definisce “antropocentrismo”...
Il capitolo terzo dell’enciclica Laudato si’ porta come titolo “La radice umana della crisi ecologica”. Fondamentalmente vengono individuate e analizzate due radici velenose: il cattivo uso della tecnoscienza e l’antropologismo, cioè l’assolutizzazione della centralità dell’uomo, senza tenere sull’orizzonte Dio...
“Oggi, credenti e non credenti sono d’accordo sul fatto che la terra è essenzialmente eredità comune, i cui frutti devono andare a beneficio di tutti” (93). Non c’è dubbio che una tale affermazione dell’enciclica Laudato si’ ha dell’audacia, in quanto esprime sì un desiderio e un auspicio ma, purtroppo, non trova ampia attuazione nella realtà. “Regola d’oro” definisce l’enciclica, sempre nel presente significativo paragrafo “il principio della subordinazione della proprietà privata alla destinazione universale dei beni” (Ivi).
Un aspetto molto importante dell’Eucaristia e pochissimo conosciuto, appunto perché trascurato, è quello che riguarda il suo rapporto con il mondo dei risorti. Come infatti precisa una antica preghiera, l’Eucaristia ha una triplice dimensione temporale in cui si esprime come potenza di salvezza: il passato come memoriale, il presente come comunicazione dei beni di salvezza contenuti nell’Eucaristia, e il suo essere pegno del mondo futuro, il mondo dei risorti in Cristo: “O sacro convito nel quale ci nutriamo di Cristo, si fa memoria della sua passione; l’anima è ricolmata di grazia e ci è donato il pegno della gloria futura” (CCC 1402).
Il Catechismo della Chiesa Cattolica molto opportunamente evidenzia i frutti dell’Eucaristia-Comunione nel cuore dei credenti. Come a dire che se ricevuta nei modi più convenienti, con intensità di fede, l’Eucaristia diventa davvero nostro cibo spirituale che ci trasforma sempre più in Eucaristia, cioè in dono di amore...
Il Catechismo della Chiesa Cattolica ce ne presenta tre dimensioni. Anzitutto l’Eucaristia “come azione di grazie e lode al Padre” (CCC 1359-1361). Già il termine “Eucaristia” sta ad indicare il rendimento di grazie al Padre per l’opera della creazione e per l’opera della redenzione-santificazione. Dunque, in sintesi “è un sacrificio di lode in rendimento di grazie” al Padre.
Chiunque, soprattutto attraverso un cammino mistagogico, cioè di penetrazione nel mistero del Battesimo, ne riscopre i valori, non può che rimanerne stupito e affascinato tanto è l’Amore di Dio che vi è contenuto. Non gli resta che lodare Dio per avergliene fatto dono. Lo si comprende dal gesto della triplice immersione nell’acqua e dalle parole, che rievocano il mandato di Cristo: «Io ti battezzo, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo». Il gesto e le parole sono semplici, ma i contenuti sono immensi. Divini. Eccone una traduzione: «Io ti immergo nel grembo vitale del Mistero dell’Amore Trinitario!».
“Il significato e la grazia del sacramento del Battesimo appaiono chiaramente nei riti della sua celebrazione» (CCC 1234). Questa espressione del Catechismo della Chiesa Cattolica evidenzia l’importanza dei segni che intessono la celebrazione dei Sacramenti, a partire appunto dal Battesimo. Attraverso la comprensione del segno, sia nel contenuto cui rimanda sia nella ricaduta sulla vita del credente, siamo introdotti nel Mistero di salvezza contenuto nel sacramento. In questo senso si parla di mistagogia, cioè di introduzione nel Mistero contenuto nel sacramento mediante il segno corrispondente.
Per gli operatori della pastorale, a cominciare dai presbiteri, l’iniziazione cristiana sta diventando sempre più un problema, se non un tormento. Non si può più dare per scontata e non si sa come muoversi nella foresta di situazioni spirituali e morali di genitori che chiedono il Battesimo per la loro creatura. Che chiedano il Battesimo per la loro creatura è un bel segno. Sarà almeno un lumicino se non di fede almeno di religiosità tradizionale. Meglio di zero assoluto.
“Tutte le prefigurazioni dell’Antica Alleanza trovano la loro realizzazione in Gesù Cristo. Egli dà inizio alla sua vita pubblica dopo essersi fatto battezzare da san Giovanni Battista nel Giordano e, dopo la sua Risurrezione, affida agli Apostoli questa missione: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28, 19-20)” (CCC 1223).
Dopo aver focalizzato gli ostacoli, e le loro conseguenze, alla spiritualità ecologica, papa Francesco apre lo scenario delle possibilità reali alla sua attuabilità: “Non tutto è perduto, perché gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi, […] di intraprendere nuove strade verso la vera libertà” (Ls 205). Con l’aiuto di Dio, ovviamente, il quale “continua ad incoraggiare dal profondo dei nostri cuori”.
Nella Costituzione conciliare Gaudium et Spes la Chiesa riconosce il valore e l’autonomia delle scienze, di ogni ambito delle scienze, ma, nello stesso tempo, ne evidenzia i limiti di fronte alla pretesa degli uomini di scienza di farne un assoluto...
A cominciare dal paragrafo 189 dell’enciclica Laudato si’, papa Francesco affronta uno dei nodi più problematici del nostro tempo, talmente aggrovigliato da essere diventato un nodo scorsoio. Si tratta della dipendenza, da capestro, della politica rispetto all’economia e soprattutto del sistema delle finanze, rovesciando le competenze: dovrebbe essere la politica a governare economia e finanze e non viceversa...
Papa Francesco non la manda a dire a nessuno. Parla direttamente. E con un linguaggio improntato a verità e senso di realismo. Lo constatiamo ancora una volta nel testo del capitolo quinto, dal paragrafo 182 al paragrafo 188. Rileggiamo per intero il paragrafo 182: “La previsione dell’impatto ambientale delle iniziative imprenditoriali e dei progetti richiede processi politici trasparenti e sottoposti al dialogo, mentre la corruzione che nasconde il vero impatto ambientale di un progetto in cambio di favori spesso porta ad accordi ambigui che sfuggono al dovere di informare e ad un dibattito approfondito” (Ls 182)...
Nell’enciclica Laudato si’ papa Francesco, che fa dei diritti dei poveri, a livello della globalizzazione, uno dei cavalli di battaglia morale più significativi, ricorda ai grandi del mondo il dovere di sradicare la miseria e di dare incremento allo sviluppo dei Paesi poveri (cf Ls 172), mentre non esita a stigmatizzare le inquietanti sperequazioni e le preoccupanti forme di corruzione che si verificano anche nei Paesi poveri, cioè “il livello scandaloso di consumismo di alcuni settori privilegiati della loro popolazione” (ivi)...
Nell’intento di focalizzare “alcune linee di orientamento e di azione” in vista di una nuova ecologia, di fronte all’evidente e troppo vasto degrado ambientale, papa Francesco ricorda la “necessità di un cambio di rotta” (Ls 163), maturato con la condivisione di “grandi percorsi di dialogo” (ivi), sempre fiducioso nelle predisposizioni e alla sensibilità di quanti hanno in mano le redini dei governi.
Se è vero che la terra è di tutti e per tutti, “che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?” (Ls 160). Questa domanda non può restare senza risposta, tanto è seria e incalzante...
Da quando, quasi un anno fa, abbiamo vissuto l’anno giubilare della Misericordia, ho cercato, passo dopo passo, di sviluppare dapprima i grandi temi della misericordia e poi, in una lunga serie di interventi, di focalizzare le grandi tematiche dell’esortazione apostolica post sinodale Amoris laetitia...
Nella sua enciclica Laudato si’ papa Francesco si mostra preoccupato dell’ecologia dell’habitat umano, cioè della casa dell’uomo, dell’ambiente in cui vive, motivandone la preoccupazione per il fatto che “gli ambienti in cui viviamo influiscono sul nostro modo di vedere la vita, di sentire e di agire” (147), specialmente se disordinati, caotici e saturi di inquinamento (cf ivi)...
Il capitolo quarto dell’enciclica Laudato si’ è dedicato all’analisi degli elementi che assicurano una ecologia integrale. Il punto di partenza delle osservazioni è dato dalla constatazione che “tutto è intimamente relazionato” (137). Nulla risulta indipendente, nemmeno il tempo e lo spazio, gli atomi e le particelle subatomiche, i componenti fisici, chimici e biologici della terra, le specie dei viventi, gli organismi viventi e l’ambiente (cf 138), nella relazione tra natura e società che la abita. Esiste insomma una interazione dei sistemi naturali tra di loro e con i sistemi sociali...
Quello del Sinodo dei Vescovi è sempre un grande evento per la Chiesa. Trattandosi però di un Sinodo che è chiamato a focalizzare il valore della famiglia, oggi messa culturalmente in profonda crisi, sui parametri della creazione da parte di Dio e della redenzione operata da Cristo, non c’è dubbio che esso ha una singolare e straordinaria importanza...
Come si è visto nell’articolo precedente, l’ecologia viene messa in crisi dalla tecnoscienza idolatrata. Ma il Papa nella sua enciclica Laudato si’ è convinto che anche una certa cultura sull’uomo abbia una notevole ricaduta sulla crisi dell’ecologia. Si tratta del fenomeno culturale che l’enciclica definisce “antropocentrismo”...
Il capitolo terzo dell’enciclica Laudato si’ porta come titolo “La radice umana della crisi ecologica”. Fondamentalmente vengono individuate e analizzate due radici velenose: il cattivo uso della tecnoscienza e l’antropologismo, cioè l’assolutizzazione della centralità dell’uomo, senza tenere sull’orizzonte Dio...
“Oggi, credenti e non credenti sono d’accordo sul fatto che la terra è essenzialmente eredità comune, i cui frutti devono andare a beneficio di tutti” (93). Non c’è dubbio che una tale affermazione dell’enciclica Laudato si’ ha dell’audacia, in quanto esprime sì un desiderio e un auspicio ma, purtroppo, non trova ampia attuazione nella realtà. “Regola d’oro” definisce l’enciclica, sempre nel presente significativo paragrafo “il principio della subordinazione della proprietà privata alla destinazione universale dei beni” (Ivi).
Un aspetto molto importante dell’Eucaristia e pochissimo conosciuto, appunto perché trascurato, è quello che riguarda il suo rapporto con il mondo dei risorti. Come infatti precisa una antica preghiera, l’Eucaristia ha una triplice dimensione temporale in cui si esprime come potenza di salvezza: il passato come memoriale, il presente come comunicazione dei beni di salvezza contenuti nell’Eucaristia, e il suo essere pegno del mondo futuro, il mondo dei risorti in Cristo: “O sacro convito nel quale ci nutriamo di Cristo, si fa memoria della sua passione; l’anima è ricolmata di grazia e ci è donato il pegno della gloria futura” (CCC 1402).
Il Catechismo della Chiesa Cattolica molto opportunamente evidenzia i frutti dell’Eucaristia-Comunione nel cuore dei credenti. Come a dire che se ricevuta nei modi più convenienti, con intensità di fede, l’Eucaristia diventa davvero nostro cibo spirituale che ci trasforma sempre più in Eucaristia, cioè in dono di amore...
Il Catechismo della Chiesa Cattolica ce ne presenta tre dimensioni. Anzitutto l’Eucaristia “come azione di grazie e lode al Padre” (CCC 1359-1361). Già il termine “Eucaristia” sta ad indicare il rendimento di grazie al Padre per l’opera della creazione e per l’opera della redenzione-santificazione. Dunque, in sintesi “è un sacrificio di lode in rendimento di grazie” al Padre.
Chiunque, soprattutto attraverso un cammino mistagogico, cioè di penetrazione nel mistero del Battesimo, ne riscopre i valori, non può che rimanerne stupito e affascinato tanto è l’Amore di Dio che vi è contenuto. Non gli resta che lodare Dio per avergliene fatto dono. Lo si comprende dal gesto della triplice immersione nell’acqua e dalle parole, che rievocano il mandato di Cristo: «Io ti battezzo, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo». Il gesto e le parole sono semplici, ma i contenuti sono immensi. Divini. Eccone una traduzione: «Io ti immergo nel grembo vitale del Mistero dell’Amore Trinitario!».
“Il significato e la grazia del sacramento del Battesimo appaiono chiaramente nei riti della sua celebrazione» (CCC 1234). Questa espressione del Catechismo della Chiesa Cattolica evidenzia l’importanza dei segni che intessono la celebrazione dei Sacramenti, a partire appunto dal Battesimo. Attraverso la comprensione del segno, sia nel contenuto cui rimanda sia nella ricaduta sulla vita del credente, siamo introdotti nel Mistero di salvezza contenuto nel sacramento. In questo senso si parla di mistagogia, cioè di introduzione nel Mistero contenuto nel sacramento mediante il segno corrispondente.
Per gli operatori della pastorale, a cominciare dai presbiteri, l’iniziazione cristiana sta diventando sempre più un problema, se non un tormento. Non si può più dare per scontata e non si sa come muoversi nella foresta di situazioni spirituali e morali di genitori che chiedono il Battesimo per la loro creatura. Che chiedano il Battesimo per la loro creatura è un bel segno. Sarà almeno un lumicino se non di fede almeno di religiosità tradizionale. Meglio di zero assoluto.
“Tutte le prefigurazioni dell’Antica Alleanza trovano la loro realizzazione in Gesù Cristo. Egli dà inizio alla sua vita pubblica dopo essersi fatto battezzare da san Giovanni Battista nel Giordano e, dopo la sua Risurrezione, affida agli Apostoli questa missione: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28, 19-20)” (CCC 1223).