Più le temperature scendono, più Mosca bombarda gli impianti di produzione di energia dell’Ucraina e, nelle poche zone in cui è ancora possibile accendere il riscaldamento, viene tenuto bassissimo, per non sprecarlo.
Le città sono al buio, la notte è pesta, quando inizia l’ora del coprifuoco, a mezzanotte, i fanali delle auto che sono la sola fonte di luce si fanno sempre più radi: tutto intorno soltanto freddo e oscurità. Nelle prime ore di martedì, la Russia ha scaricato contro l’Ucraina diciotto missili e trecento droni, “la maggior parte Shahed”, ha precisato il presidente ucraino,
Volodymyr Zelensky. Se gli Shahed sono usati come arma contro gli ucraini è perché il regime iraniano ha rifornito Mosca di droni, lasciando che i russi imparassero anche a costruirli e renderli più veloci e dannosi.
L’Iran è stato il primo a inserirsi al fianco di Vladimir Putin nella guerra contro l’Ucraina. Per questo a Zelensky quello che sta avvenendo a Teheran non gli è estraneo: le manifestazioni, la lotta degli iraniani contro il regime, il possibile intervento americano contro la Repubblica islamica sono fatti che riguardano anche l’Ucraina.