Si può criticare María Corina Machado per aver donato la medaglia d’oro del premio Nobel per la pace a Donald Trump, ma le accuse feroci – di aver perso la dignità, di essersi asservita al potente, di aver venduto l’onore – sono del tutto ingiuste, e soprattutto infondate. I critici di Machado, su questo aspetto, pur non rendendosene conto, sono esattamente come Trump: pensano che l’oro della medaglia sia il riconoscimento del Comitato, non le motivazioni per cui è stato assegnato. Sono feticisti come Trump.
Quando Machado ha capito che la vittoria del premio Nobel poteva farla cadere in antipatia all’unico uomo che può aiutarla a raggiungere lo scopo, non ha esitato a “condividerlo” con lui. Persegue una meta più nobile, non un premio individuale ma una vittoria collettiva: la democrazia per i venezuelani. Nella cessione del premio ha cercato di trovare un precedente storico che rendesse meno ridicola quella scena, rievocando la medaglia con il volto di George Washington che il generale Lafayette donò a Simon Bolívar e che il libertador indossò per il resto della sua vita: “Duecento anni dopo, il popolo di Bolivar restituisce all’erede di Washington una medaglia, in questo caso la medaglia del Premio Nobel per la Pace, come riconoscimento per il suo impegno straordinario a favore della nostra libertà”, ha detto.
Anche quando nella dedica scrive che il dono è un “simbolo personale di gratitudine a nome del popolo venezuelano”, Machado afferma una verità: realmente Trump, come mostrano i sondaggi, ha consensi altissimi tra i venezuelani per aver catturato il dittatore che li opprimeva. E’ forse un gesto che nessun altro Nobel avrebbe fatto, ma lei è una leader politica che ha delle responsabilità nei confronti dei venezuelani che sperano in un paese libero. Machado sa che per arrivare al traguardo di una vita ha bisogno di Trump, che ora manovra il regime decrepito, e deve necessariamente fare leva sulla sua vanità. La rinuncia alla propria medaglia d’oro non è un gesto disonorevole ma un atto di generosità nei confronti del proprio popolo. Se adulare Trump è un mezzo per ottenere qualcosa, il comportamento di Machado è esattamente opposto a quello di Delcy Rodriguez: la dittatrice ad interim rinuncia ai princìpi “rivoluzionari” del regime per conservare il potere, mentre la leader dell’opposizione rinuncia al prestigioso riconoscimento per perseguire i suoi princìpi democratici.
Per la transizione democratica Machado ha sacrificato la famiglia, una vita libera, gli amici arrestati e torturati, cose molto più importanti di un pezzo di metallo. Non le costa molto regalarlo, se serve alla causa. Come ha scritto Paul Krugman, economista liberal che quel premio l’ha vinto, “La medaglia del Nobel è un simbolo dell’onore, non l’onore in sé. Solo uno sciocco vanitoso e insicuro penserebbe che ricattare qualcuno per ottenere la sua medaglia aggiunga prestigio alla sua reputazione”. Il problema è la fragile psicologia di un personaggio patetico come Trump, non la scelta di Machado di mettere gli ideali e gli obiettivi politici del paese avanti a un trofeo. Chi l’accusa, non riconoscendo la differenza tra il significato del premio Nobel e l’oggetto che lo rappresenta, è un feticista della medaglia d’oro. Esattamente come Trump.