“Già a piede libero, vergogna, votate Sì al referendum”. Così, su Torino, l’onorevole
Salvini. Del quale si può capire la frenesia sulla sicurezza. Forse un po’ meno perché, andando incontro a un referendum dove chiede una separazione istituzionale tra magistrati dell’accusa e magistrati giudicanti,
approfitti della separazione tra accusatori e giudicanti accaduta a Torino per ripetere, a pappagallo, come si debba proprio votare Sì. Mentre la sua natura è proprio votare No.