Viaggiando per tenere conferenze e presentare i suoi libri,
Zitelmann ha avuto modo di parlare con molte persone scoprendo, per esempio, quanto la libertà sia ora apprezzata in paesi che fino a non moltissimi anni fa erano affetti dal morbo del socialismo reale. La Polonia, uno dei paesi che ha più volte visitato, si contraddistingue per una diffusa sensibilità per la libertà economica. Una strada che, riporta lo storico, è stata aperta negli anni Novanta dalla terapia d’urto delle riforme pro mercato volute dall’economista Leszek Balcerowicz. Un sentiero non certo privo di ostacoli, dopo una storia decennale di fallimenti economici dovuti all’economia pianificata. Ecco la prima lezione che si può trarre: prima che il farmaco liberale faccia effetto, e i fatti dimostrano che esso tende a guarire dalla febbre, è necessario del tempo. Ed è proprio quel che Zitelmann riscontra anche in Argentina, con l’attuale amministrazione Milei: la terapia d’urto funziona, ma i decenni di peronismo non si possono eliminare con la bacchetta magica.
Un secondo dato da tenere a mente, per l’Autore, è che ha poco senso valutare la libertà di un paese secondo un principio assoluto di “capitalismo puro”. Ciò che va fatto, piuttosto, è di comparare la situazione di diverse realtà per vedere le differenze. Del resto, va notato come gli Stati Uniti, considerati con la Svizzera la terra d’elezione del capitalismo, soffrano da tempo di burocratismo ed eccesso di regolamentazione. Interessante, infine, una notazione fatta da Zitelmann. Molti contesti che hanno conosciuto la prosperità grazie alla libertà, come il Cile o la Gran Bretagna, vedono ora lo svilupparsi interno di sentimenti anticapitalistici. Ciò significa che l’ideologia offusca la realtà, ma pure che dopo un po’ di tempo le persone tendono a dimenticare le precondizioni della ricchezza.
Rainer Zitelmann
Il viaggio della libertà
Liberilibri, 444 pp., 20 euro