Nella seconda giornata di negoziati al Cairo, i mediatori di
Egitto, Qatar e Stati Uniti avrebbero fatto
"progressi significativi" per una tregua a Gaza e la liberazione degli ostaggi, secondo la televisione statale egiziana. Ai negoziati non è presente la delegazione israeliana poiché Hamas si è rifiutata di
fornire l’elenco degli ostaggi ancora vivi a Gaza. Venerdì scorso l'organizzazione terroristica aveva affermato che
il numero degli ostaggi "uccisi a seguito delle operazioni militari” israeliane nella Striscia "potrebbe superare i settanta". Oggi Israele ha precisato che non chiede una lista con i nomi degli ostaggi ancora in vita, ma
solo il loro numero, insieme al numero dei detenuti palestinesi richiesti in cambio. In un'intervista alla
Bbc un funzionario politico di Hamas,
Basim Naim, parlando da Istanbul ha detto che l'organizzazione terroristica non sarebbe in grado di fornire a Israele un elenco degli ostaggi ancora in vita
perché non sa chi sia ancora vivo e dove siano tutti gli ostaggi.Eppure per Israele il capo di Hamas, Yahya Sinwar, starebbe sabotando i piani dell'accordo: Sinwar preferirebbe un aumento delle tensioni durante il Ramadan piuttosto che una pausa nei combattimenti. Secondo il Wall Street Journal, che cita funzionari egiziani e del Qatar, il leader non sarebbe in contatto da almeno una settimana con i vertici di Hamas che stanno negoziando al Cairo. L'ultimo messaggio che ha trasmesso alla leadership politica dell'organizzazione terroristica è stato quello di non affrettarsi a raggiungere un accordo. Sinwar conterebbe sul fatto che un'operazione israeliana a Rafah durante il Ramadan porterebbe a un'esplosione di rabbia in Cisgiordania e tra gli arabi israeliani.
Intanto
Benny Gantz, il leader dell'opposizione israeliana, è in visita negli Stati Uniti, dove oggi incontrerà la vicepresidente
Kamala Harris, il consigliere per la sicurezza nazionale
Jake Sullivan e martedì il segretario di Stato
Antony Blinken in alcuni colloqui per pianificare il "dopo guerra".
Gantz è entrato nel gabinetto di guerra di Benjamin Netanyahu dopo il 7 ottobre, ma è consapevole di non dover rinunciare al suo ruolo di anti Bibi. Abbiamo raccontato sul Foglio come negli ultimi mesi i
l leader dell'opposizione abbia approfittato per rimarcare la distanza che c’è tra lui e il premier, in termini interni ed esterni.