Quella ribellione dei poliziotti contro le navi sporche e indecenti, e il pensiero obbligato ai barconi

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Quella ribellione dei poliziotti contro le navi sporche e indecenti, e il pensiero obbligato ai barconi

Ansa

Gli scribacchini di rubriche quotidiane, specialmente i più longevi, come me, hanno, o dovrebbero avere, un decalogo inesorabile, ai cui primi comandamenti è fatto divieto di usare la notizia del giorno che strappa il cuore, o che chiama giustizia agli occhi del cielo, o che rientra efferatamente nel genere strano ma vero eccetera. Ogni giorno, a una certa ora, si ricapitolano le notizie e si può scommettere su quale sarà scelta da larga parte dei colleghi, la stessa dalla quale ci si asterrà per decenza.
Però oggi no. Oggi me ne fotto, e scrivo, tale quale, la notizia che spero cavalcherà l’intera categoria dei rubrichisti quotidiani. E’ quella della nave, delle navi, incaricate di ospitare 1.500 fra agenti e ufficiali di polizia, che si sono ribellati per le condizioni di sporcizia e di indecenza alle quali avrebbero dovuto consegnarsi. Mi sono bastati i titoli, compreso quello – un sottotitolo, com’è giusto – sul ministro di polizia che ha assicurato di indagare sul dipartimento responsabile.
Naturalmente, per essere all’altezza dei rubrichisti e alla bassezza delle autorità competenti, la notizia va associata di slancio a quelle, diventate ormai abituali e senza più reazioni del corpo sociale e dei suoi singoli elementi, sulle navi che, avendo soccorso e salvato in extremis, quando ci riescono, i nostri prossimi che attraversano il mare più o meno provando a camminare sulle acque, ricevono da quel ministero l’ordine di recarsi nel porto di sbarco più lontano, così da ricevere una lunga e sofferta anticipazione dell’accoglienza che li aspetta una volta messo il piede a terra. Ordine sadico, e non solo immorale, ma illegittimo. La norma. Quando i cessi navali intasati diventeranno la norma dei G7 a venire, sapremo come perfezionare l’arte del paragone nelle nostre rubriche quotidiane.

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