Lo sciopero generale di Cgil e Uil, unito alla mobilitazione dei sindacati di base,
non ha prodotto il fermo nazionale come è avvenuto in casi precedenti.
La protesta sindacale, rivolta contro la politica economica del governo, non muove masse spontanee ma resta confinata nell’ambito delle rappresentanze e dei militanti, con tanto grigio nei capelli. Rilevante eccezione della Cisl, che ha continuato difendere la sua scelta contraria allo sciopero con puntuali riferimenti alla manovra economica e ai suoi effetti sui lavoratori.
Gli slogan di Maurizio Landini e la
determinazione di Pierpaolo Bombardieri arrivano un po’ usurati al giorno delle piazze e dei cortei, perché sono stati spesi in decine di interviste e consumati nel grande gioco mediatico. Mentre, per contrasto con tanta animosità,
la stagione dei rinnovi contrattuali ha avuto comunque progressi, con tensioni limitate solo al (pur importante) rinnovo degli statali in cui, con le stesse squadre viste nello sciopero di oggi, la firma del contratto è stata messa dalla Cisl unita a una serie di altre sigle e senza l’assenso di Cgil e Uil.
Guerre che si incastrano con altre guerre,
in Siria riparte l’attività dei ribelli ora che Hezbollah, gruppo armato terrorista sostenuto dall’Iran, ha meno forze per controllare il territorio. I ribelli
puntano ad Aleppo, dove nel 2016 subirono l’attacco più violento con la perdita della città e del suo aeroporto. Negli anni hanno avuto il sostegno dell’Isis, ma ora sembrano in grado di operare autonomamente o grazie ad altri canali di aiuto. Guerre che si intrecciano con il ruolo della Turchia nella regione e con l’influenza russa. Certamente la ripresa degli scontri in Siria è un segno di debolezza per l’asse tra Assad e Putin