La distruzione di Mariupol,
la città ucraina che si affaccia sul mare d’Azov e che è stata occupata da Mosca dopo 82 giorni di assedio, è tra i più grandi simboli dei crimini commessi dalla Russia da quando ha iniziato la sua guerra contro Kyiv.
Ora la propaganda di Mosca mostra gru e cantieri dice di avere grandi progetti di ricostruzione di una città che ha cancellato lei stessa lasciando solo macerie. Non riesce però a cancellare
le immagini rimaste nella storia di una città e della sua popolazione che ha resistito per mesi senza luce, cibo, e acqua, e della determinazione dei soldati ucraini lì a resistere nei cunicoli sotterranei dell’acciaieria Azovstal. Le foto e i video della guerra di Putin che rimangono più impressi provengono non a caso da Mariupol, di
quel teatro distrutto dalle bombe in cui si erano rifugiati centinaia di civili e soprattutto dell’enorme scritta:
deti, bambini,
messa davanti al teatro per segnalare la presenza di civili e ignorata da Mosca. Ci sono le immagini satellitari che mostrano una città completamente distrutta, la foto –
premiata poi dal Word Press Photo per aver catturato “l’assurdità e l’orrore della guerra” – di una donna incinta che viene portata via in barella dall’ospedale colpito dai missili russi:
morirà qualche ora dopo.