Domattina alle 8 si conoscerà con precisione la distribuzione dei seggi nel parlamento di Westminster, con la certezza, a prova di mille sondaggi, della vittoria per i laburisti di Keir Starmer, il fantastico tagliatore di estremismi politici (e nemico dell’antisemitismo), capace di fornire al suo paese una via per governare con moderazione l’economia e con decisione (soprattutto verso la prepotenza russa) la politica estera. Parlatene fin d’ora a cena, perché da quell’esperienza nascerà, come fu per il primo blairismo, qualcosa di politicamente imitabile. E occhio, tra qualche giorno, anche all’esperimento dell’anticipo elettorale macroniano. Perché con le analisi più recenti sembra che il meccanismo del ritiro strategico e della convergenza tra diversi stia bloccando le speranze di maggioranza assoluta per il Rn, la cui “non vittoria” aprirebbe una nuova stagione, in cui un’offerta politica con tratti liberali e simpatie socialdemocratiche potrebbe perfino diventare vincente per le prossime presidenziali, relegando la grande affermazione della destra estrema a una breve ed effimera stagione. Ma Marine Le Pen
dice di crederci ancora. Ah, l’espressione più frequente nella campagna elettorale inglese
è stata “Nhs”, il servizio sanitario nazionale.
Oggi le probabilità tornano a essere favorevoli alla continuazione della campagna elettorale americana da parte di Joe Biden. Ha fatto nuovi controlli medici, con buoni risultati, e parla ormai della pessima conferenza stampa come di una semplice serata storta. Mentre il suo rivale
è sempre più instabile psicologicamente.