Ha ragione Claudio Cerasa e qui facciamo ammenda della deriva sanremese di ieri. Il caso di Jimmy Lai lo avevamo segnalato e seguito in passato ma ora, con la condanna crudele e liberticida, diventa una questione dirompente. I rapporti tra l’Ue e la Cina ne possono risentire, e proprio in una fase di ricerca della distensione e del dialogo (per effetto del distacco di Trump dall’Europa). La diplomazia troverà la sua strada, ma l’attenzione per quel poco di libertà che era rimasta a Hong Kong non dovrebbe calare. L’uscita dalla condizione di colonia britannica non doveva trasformarsi in ingresso nel regime di Pechino
Il governo punta sui risultati economici. È una strategia che non ha molti precedenti in Italia, dove si è sempre fatto appello al voto per ragioni emotive, per simpatie ideologiche, o in nome di grandi scelte di schieramento, anche sulla scena mondiale. Sull’economia e soprattutto sui conti delle famiglie da qualche decennio si preferisce glissare. C’era stato negli anni Ottanta una specie di “arricchitevi”, soprattutto da parte dei socialisti di Craxi, ma non era un motto rivendicato apertamente, piuttosto un sottoprodotto della stabilizzazione politica del pentapartito. E bisogna andare alla fine degli anni Cinquanta per trovare l’orgoglio democristiano, mai troppo rivendicato, per i successi del boom. Ora siamo lontani da risultati di quell’importanza, ma, ugualmente, vale la pena di concentrarsi sulla scelta inedita del governo Meloni nella sottolineatura di alcune tendenze economiche e finanziarie. Saranno le elezioni a dire quanto e se rende questa strategia, ma resta un fatto politico innovativo