Tutte, tutti hanno già avuto il tempo e il desiderio di parlarne. Anch’io. A volte il diavolo ci mette la coda. A Minneapolis,
Renee Nicole Good, una donna giovane, libera, dalla carnagione e la pelle chiara, dal temperamento poetico, una vicina di George Floyd,
viene freddamente assassinata. Un caso maligno, che smaschera la malvagità scandalosa dell’autorità.
Non è un caso. Non è il diavolo. E’ un piccolo sicario armato dell’Immigration and Customs Enforcement, ha sparato tre colpi, a freddo, a distanza ravvicinata, è una ministra della Homeland Security, ha dichiarato che la giovane donna stava commettendo un atto di terrorismo interno, è un presidente degli Stati Uniti, ha commentato che la giovane donna, la poetessa, la vicina bianca del nero George Floyd, era molto turbolenta, opponeva resistenza, ha investito violentemente e brutalmente l’agente dell’Ice, che ha dovuto sparare per legittima difesa.
Non è un caso, né la coda del diavolo. Gli spari di un piccolo sicario e le enormità dei grandi e grossi della terra si tengono stretti. Un tempo, insieme prossimo e remoto, si pensò e si equivocò alla frase che sembrava mettere insieme spari e poesia, “Hay que endurecerse, pero sin perder la ternura jamás”, bisogna indurirsi, ma senza perdere la propria tenerezza. Si intendeva che indurirsi fosse un’ovvia necessità, e però il suggerimento poetico e imprevisto stesse in quell’attaccamento alla tenerezza: un impegno inesorabile per il nemico, una ribadita carezza ai propri. Non poteva venire se non da quell’America latina. Ora un bombardamento quotidiano spinge a soccombere a rabbia, odio, disprezzo, pianto e stridore di denti: non bisogna averne paura, non bisogna vergognarsene. Al contrario. Bisogna solo badare a non perdere mai la propria intelligenza. Tornerà buona.