Nuova filantropia, per due giorni Milano si fa capitale con Philea

| DI Daniele Bonecchi

Nuova filantropia, per due giorni Milano si fa capitale con Philea
Dall’Umanitaria al Pio Albergo Trivulzio (la Baggina), dal Poldi Pezzoli ai Martinitt, Milano è da sempre la capitale della filantropia italiana. Oggi, a tirare le fila con visione globale c’è Fondazione Cariplo, che mette nel piatto delle iniziative filantropiche oltre 160 milioni ogni anno. Oggi e domani la Fondazione organizza la conferenza “Breaking bad (habits) - How can foundations move from silos to shaping future innovation ecosystems?” del Research Forum 2024, il forum di ricerca a cui aderiscono le più importanti organizzazioni filantropiche europee. A promuoverla è Philea, l’ente con sede a Bruxelles a cui aderiscono le fondazioni del continente. Milano per due giorni diventa quindi “capitale” della filantropia internazionale e laboratorio di pensiero e confronto.
I dati oggi dicono che in Europa ci sono 186 mila Public Benefit Foundation che erogano ogni anno 54 miliardi di euro per progetti per la collettività, e possono contare su patrimoni che complessivamente ammontano a 647 miliardi di euro. Come fare in modo che questo impegno complessivo sia sempre più organico e coordinato verso i problemi emergenti? Il dibattito attorno a questo quesito è uno degli obiettivi del Research Forum 2024. Dato il loro ruolo unico nella società civile, le fondazioni e la filantropia in generale possono rappresentare un soggetto importante in grado di comprendere e contribuire a rispondere ai principali bisogni emergenti. Si devono esplorare nuove modalità di sostegno all’innovazione, con particolare attenzione al sociale e alla creatività. “Momenti come questi – spiega il presidente di Fondazione Cariplo (e neo presidente di Acri) Giovanni Azzone – sono importantissimi, perché mettono a confronto le esperienze con uno sguardo che allarga i confini, una delle linee del mandato appena inaugurato da Fondazione Cariplo. Pensiamo ai cambiamenti climatici, ai trend demografici, all’immigrazione, per non parlare delle crisi umanitarie e le guerre che hanno conseguenze planetarie. Le fondazioni non possono e non devono limitarsi a uno sguardo locale, ma porsi all’interno di un ecosistema che punti a collaborazioni internazionali. Alla base di tutto c’è lo studio dei fenomeni suffragato da dati. Solo conoscendo i problemi si possono prendere decisioni”, conclude Azzone. “Quello del Research Forum 2024 è un tema proposto nel momento opportuno: stiamo esaminando alcuni dei risultati del cambiamento dell’Ue nella politica dell’innovazione e un cambiamento nel ruolo della filantropia: con le fondazioni che assumono nuovi ruoli (non solo le tradizionali erogazioni di sovvenzioni) e configurano nuove partnership. La pandemia è stata la madre dell’innovazione. Abbiamo bisogno di condividere dati ed esperienze. Noi di Philea crediamo nei dati e raccogliamo dati sulla filantropia europea e vorremmo evidenziare la necessità di colmare questa lacuna di conoscenze, anche in tema di assunzione di rischi e investimenti di capitale paziente. La filantropia può davvero giocare un ruolo importante in futuro” secondo la visione di Delphine Moralis, ceo di Philea.

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