"La grazia": i pochi dubbi e la tesi trasparente di Sorrentino
Alla Mostra del Cinema di Venezia il film del regista de "La grande bellezza" fa discutere per il tema (un presidente della Repubblica e una legge da firmare o no) e il modo in cui lo affron
| DI Armando Fumagalli
Toni Servillo nei panni del presidente della Repubblica Mariano de Santis protagonista del film di Paolo Sorrentino "La grazia", in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia
Sorprese e conferme a Venezia. Sorrentino in superficie Le prime giornate del Festival di Venezia confermano a un osservatore attento come il cinema sia il vero luogo dell’elaborazione culturale delle società contemporanee, e che esso ama lavorare – ne è attratto come le api con il miele – sulle questioni controverse, su quello che una società dibatte, per portare un proprio e definito contributo, che ovviamente dipende poi dai singoli autori. After the Hunt, per esempio, diretto da Guadagnino (ma scritto da una sceneggiatrice americana, Nora Garrett) inizia a mettere in discussione alcuni capisaldi del politically correct che impera nel sistema universitario americano, mostrando che non è oro tutto quello che luccica nelle battaglie delle minoranze (etniche o sessuali), e che spesso le norme deontologiche (anche quelle contro le aggressioni sessuali) possono essere usate per vendette personali o per battaglie di potere… Un film molto intelligente, problematico, provocatorio, anche se forse un po’ freddo.
Sorrentino, dal canto suo – lo ha mostrato molto bene Alessandra De Luca nella recensione che gli ha dedicato – mette in campo in La grazia il tema dell’eutanasia, in modo apparentemente bilanciato: abbiamo un presidente cattolico, che non vorrebbe firmare la legge per motivi di coscienza e addirittura si consiglia con il Papa (un Papa nero, con i lunghi capelli rasta raccolti in una coda, e che se ne va in scooter dopo la fine del colloquio…). Ma il punto è che mentre le ragioni di chi è a favore dell’eutanasia (la figlia del presidente) sono ben argomentate, quelle di chi è contro sono totalmente evanescenti e puramente formali. Non a caso, la scelta di farle enunciare (in modo super-vago) al Papa, serve a mostrare che non ci sarebbero motivazioni umane, razionali, per dire no a questa pratica, ma solo una generica legge di Dio totalmente astratta e che – nella logica del film – è bene che rimanga nelle sacre stanze ma non tocchi la vita della gente comune.
Il regista Paolo Sorrentino alla presentazione del suo film a Venezia
Non ci sono, nel film, medici che dicono come molte volte la richiesta di morire nasconda solo un desiderio di essere rassicurati che qualcuno vuole davvero bene al malato, o che l’apertura di una legge sull’eutanasia porterebbe presto tante persone a voler “togliere il disturbo” semplicemente per non far spendere i familiari, per non essere di peso, o tante altre persone a volersi liberare di qualche parente anziano semplicemente perché è scomodo… Tutto questo non c’è, ma viene messa in scena solo una dimensione religiosa astratta e vaga (solo il Papa di Sorrentino parlerebbe così e direbbe quelle cose…). Date queste premesse, si potrà ben intuire quale sarà nel film la scelta finale del nostro Presidente, che era stato costruito come un uomo molto responsabile, e che stima la figlia più di ogni altro giurista che conosce… Un film fortemente sbilanciato, quindi, su posizioni che evidentemente sono quelle del regista, e il finto dibattito – che la cosa sia voluta o solo “automatica” in chi non si premura di ascoltare veramente l’altra parte – è una pura messa in scena, per dare un po’ di colore e la sensazione che tutti possono dire la loro.