Per leggere la versione senza paywall, iscriviti alla newsletter "Di cosa parlare stasera a cena" a questo link: è gratis!
Meloni ha anche evitato le polemiche con i suoi alleati, anche di fronte al dato impressionante della vittoria del centro-destra nell’aggregato dei voti di lista e della sconfitta nei voti per la presidenza, evidente spia di una disaffezione degli elettori e forse anche dei dirigenti dei partiti coinvolti, e un po’ costretti, nell’alleanza a favore del meloniano Truzzu. Adesso questa vittoria e questa sconfitta aprono prospettive in entrambi gli schieramenti e smuovono anche il centro. A sinistra si vedono solo campi larghi e larghissimi, ovunque e comunque. E attenzione perché l’Abruzzo potrebbe proseguire la serie e aumentare l’effetto di esaltazione, nel quale non manca però anche il rischio di esaltarsi troppo e di far prevalere la logica numerica dei super campi a scapito della proposta politica. A destra e tra i centristi che la frequentano c’è una buona occasione per ragionare. Lo hanno detto in tanti e ci uniamo noi a cena, queste elezioni hanno offerto un’altra prova dell’utilità di aprire il mondo politico meloniano (espressione che si dovrebbe usare per distinguerlo dal leghismo e anche dalla nuda e cruda riproposizione di posizioni nostalgiche pre-finiane, nel senso di Gianfranco Fini). Il melonismo è ancora un’ideologia confusa, neanche abbozzata per la verità, ma con qualche possibilità visto che ha ricevuto una specie di apertura di credito preventiva da parte degli elettori. Fuori dai suoi libri autobiografici, insufficienti a fondare un pensiero politico, Meloni avrebbe bisogno di qualche bella giornata pubblica di riflessione, un bel congressone anni Settanta, per decidere e comunicare al mondo i suoi progetti e la sua vera squadra di collaboratori. Matteo Salvini è tornato a parlare di cantieri e dovrebbe continuare a farlo nei prossimi mesi e anni. Antonio Tajani si è dedicato a un successo con la liberazione di italiani sequestrati dal 2022 in Mali. Il consiglio per tutti loro è che pensino a governare, dandosi una prospettiva di legislatura, lasciando stare la guerra interna per quattro voti in più alle europee (ma è un consiglio che non verrà ascoltato). Poi c’è Carlo Calenda con la solita uscita estemporanea, adesso ha scoperto che non si può prescindere da Giuseppe Conte e ci ha regalato un’altra delle sue improvvisazioni, proposte non fondate se non nel suo personale umore del risveglio mattutino, mosse prive di radicamento politico. Mosse, a proposito di europee, piuttosto pericolose per un piccolo partito in cerca di intese elettorali