Per leggere la versione senza paywall, iscriviti alla newsletter "Di cosa parlare stasera a cena" a questo link: è gratis! Donald Trump amico (sostanziale, anche se fa il duro a parole) di tutti i grandi rivali strategici, dalla Cina alla Russia fino all’Iran. E nemico della California e dei latinoamericani che sono arrivati, anche legalmente, e che tentano di stabilizzare la loro condizione. Nel delirio poliziesco e repressivo finiscono arrestati anche un po’ di europei e almeno due italiani, tanto che è stato necessario un intervento del ministro degli esteri
Antonio Tajani.
Le strade di Los Angeles sono state militarizzate, con metodi indegni di uno stato di diritto. Trump continua a mostrare una specie di complesso di inferiorità verso i dittatori brutali di altri paesi e sembra voler mostrare di avere la stessa capacità repressiva. Il suo comportamento arrendevole sul campo internazionale e l’incapacità di trattare con la forza e l’autorevolezza degna degli Usa lo spingono, evidentemente, a tentare di compensare con la durezza in casa. E
il governatore della California risponde come un capo di stato straniero.
Ah, sempre tra i casi di scarsa tenuta mentale e caratteriale c’è il capitolo
Elon Musk, con la sua resipiscenza notturna e il messaggio in cui chiede scusa a Trump per essere andato troppo oltre nei suoi messaggi di insulti al presidente. La rappacificazione sarebbe un episodio molto malinconico.
Con la
Cina, invece, si diceva, tutto bene.
Giorgia Meloni spinta a entrare ancora più nel merito della questione fiscale in Italia. Se ha qualche ragione nel difendere la riforma che sta nascendo dall’attuazione della delega, deve però rispondere a chi obietta sugli effetti del
drenaggio fiscale e sui tempi per la riduzione dell’aliquota sullo scaglio di reddito intorno ai 50 mila euro annui. A fare i calcoli sugli effetti dei redditi saliti per compensare l’inflazione e trasportati verso aliquote fiscali meno convenienti è stato l’ufficio parlamentare di bilancio.
Mentre per il taglio dell’aliquota centrale è l’opposizione a chiamare in causa il governo, anche se non c’è una proposta chiara neanche da Pd o M5s o tantomeno Avs per ridurre il peso del fisco sui contribuenti nella zona media del reddito.
Lo
spread che va bene ha a che fare con i conti pubblici e con le scelte dei grandi investitori mondiali in obbligazioni.
Andrea Orcel apre (forse) troppi fronti politici. Con il governo italiano, dicendo che è pronto a fermare l’offerta su Banco Bpm perché manca la chiarezza sul golden power, e quello tedesco per la partita su CommerzBank. E dalla Germania arriva anche la risposta del cancelliere Friedrich Merz.