La docente Ilaria Negri spiega: “Abbiamo usato le api come sensori di polveri sottili perché in volo si formano piccole cariche elettriche che attirano le polveri”. Con un microscopio elettronico e sonda ai raggi X si riesce ad analizzate le Pm 10, le Pm 2,5 e persino il temibile particolato a dimensioni nanometriche che respirato entra direttamente nel circolo sanguigno. “Abbiamo scoperto che il grosso del particolato non arriva da fumi di scappamento, da combustibili fossili, benzina e diesel, ma dal sistema frenante dei veicoli, le polveri portano in atmosfera i metalli pesanti quali barrio, cromo, manganese, ferro; tutti molto pericolosi. E le api catturano questo particolato volando ad altezza d’uomo”.