Siamo arrivati al punto da trattare il sionismo come malattia curabile solo da altri malati
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Foto di Kelly Sikkema su Unsplash
Intendiamoci, non hanno nulla contro gli ebrei in quanto ebrei. Anzi, idealmente vorrebbero curarli – e cosa c’è di più amorevole, di più sollecito? Non si è tentato lo stesso per decenni con gli omosessuali, la stirpe di Sodoma di cui parlava Marcel Proust, associandola proprio al popolo ebraico? Tutto sta a mettere in chiaro che il sionismo, prima e più che un’idea politica, è una “psicosi da coloni”, diagnosticata da Lara Sheehi,psicoanalista queer di origini libanesi che pratica una terapia antirazzista e decoloniale, e che fino all’anno scorso è stata presidente della Società di psicoanalisi dell’American Psychological Association, la più importante associazione professionale statunitense. Certo, basta un po’ di buon senso per capire che nessuno affiderebbe la propria psiche a un malato. Così una terapeuta di Chicago, Heba Ibrahim-Joudeh, ha stilato e diffuso una lista nera di colleghi con affiliazioni sioniste, per evitare di indirizzare i pazienti presso i loro studi. Ma anche per chi si stende sul divano ci sono controindicazioni.
Nel 2025 una giovane donna ebrea ha avuto il suo primo appuntamento con uno psicoterapeuta a Washington. Durante la seduta ha menzionato un soggiorno recente di alcuni mesi in Israele. Il terapeuta le ha sorriso e ha detto: “È una fortuna che l’abbiano assegnata a me. Nessuno dei miei colleghi tratterebbe una sionista”. E un’analista ebrea di Manhattan ha raccontato che quando certi terapeuti sentono un paziente dichiararsi sionista troncano subito la seduta, e gli mandano una letterina per comunicargli che i loro valori non sono allineati, dunque niente cura. Sono alcuni dei molti episodi riferiti da Sally Satel in un articolo per il numero di febbraio di Commentary, intitolato Anti-semitism on the couch. In breve, il sionismo è una malattia, ma chi ne è affetto non può essere curato se non da un altro malato. Un lazzaretto di soli ebrei, ma potremmo anche dire un ghetto terapeutico. Ironico destino per quella che i nazisti chiamavano “scienza giudaica”! Buon Giorno della Memoria a tutti.