Dicembre avanza e, giorno dopo giorno, si aprono sempre nuove finestrelle del calendario dell’Avvento. Quest’anno, dicono le agenzie, certe ditte ne hanno prodotti alcuni specificamente dedicati ai quadrupedi, o pets, come si fanno chiamare oggi per darsi un tono. Passano i giorni e, così come il padrone apre la finestrella e trova un dolcetto o un gadget o un campioncino cosmetico, l’animale si fa aprire la finestrella e riceve uno snack o un giochino o magari un prodotto per l’igiene dentale.
Certo, si porrebbe un problema teologico di non poca portata: se l’Avvento è il periodo dell’attesa della venuta del salvatore dell’umanità, cani e gatti si aspettano rispettivamente un salvatore della caninità e della felinità? Per non dire del problema etologico: cani e gatti lo sanno quanti giorni mancano a Natale, sempre ammesso che sappiano cos’è Natale? Questioni di lana caprina (ci sarà un calendario dell’Avvento anche per capre, in effetti), cui non riesco a trovare risposta; meglio concentrarsi sul problema antropologico, che mi sembra più semplice e urgente. È questo. Non è che, con il mettere in vendita calendari dell’Avvento per animali insieme ai calendari dell’Avvento per umani, certe ditte stanno cercando di farci delicatamente capire che stiamo diventando un po’ bestie?