Milano. Fatevi una domanda, ha detto la governatrice della Virginia,
Abigail Spanberger: il presidente Donald Trump sta lavorando per voi? Sta lavorando per rendere l’America più sicura? Sta lavorando per migliorare la qualità della vita, rendendola affordable, la vita, sostenibile? Scelta tra gli esponenti del Partito democratico americano per la risposta
al discorso sullo stato dell’Unione del presidente,
Spanberger ha denunciato le bugie e le truffe trumpiane – sopra a tutto: i dazi, che anche se sono stati bloccati in gran parte dalla sentenza della Corte suprema, “ci hanno già danneggiati, tutti noi cittadini americani, che ne abbiamo già pagato il prezzo” – ma ha anche tracciato la linea strategica per i democratici in vista del voto di metà mandato. La neogovernatrice si è guadagnata sul campo questa occasione: ex agente della Cia, ex deputata a Washington, democratica moderata e concreta, Spanberger ha vinto le elezioni a novembre in Virginia non soltanto spodestando i repubblicani ma ricostituendo una coalizione elettorale trasversale come i democratici non potevano vantare da un pezzo (e certo non nel tragico 2024 delle presidenziali).
Molti commentatori e guru democratici dicono che sarebbe un sogno replicare a livello nazionale il successo di Spanberger, e forse non è nemmeno così lontano visto che la Virginia è uno stato purple, si muove tra destra e sinistra e può essere in parte specchio di altre parti del paese. La governatrice così si è presa l’onore della risposta al discorso logorroico di Trump andando dritta al punto: il presidente dice che vuole fare l’America grande, ma voi vi sentite più grandi? Il tema della affordability è centrale, è quello che sta spingendo i democratici nelle contese che hanno vinto in questi mesi, ma Spanberger ha anche parlato di sicurezza, degli eccessi mortiferi delle agenzie anti immigrazione e della corruzione del trumpismo: “L’insabbiamento degli
Epstein files, le truffe con le criptovalute, l’arruffianarsi i principi stranieri per gli aerei e i miliardari per le sale da ballo, il nome e il volto del presidente su tutti gli edifici della capitale: non è questo che i nostri Padri fondatori avevano immaginato”. La governatrice parlava da Colonial Williamsburg, il centro rivoluzionario della Virginia dove i delegati votarono per l’indipendenza americana e proclamarono la Dichiarazione d’Indipendenza, 250 anni fa.