Per leggere la versione senza paywall, iscriviti alla newsletter "Di cosa parlare stasera a cena" a questo link: è gratis! Il dibattito americano sul cambiamento autoritario imposto da Trump ha una sua peculiare gradualità, si direbbe lentezza. La risposta al tentativo di forzare le regole costituzionali e cancellare diritti individuali e collettivi nel paese che è nato per riconoscere e tutelare quei diritti arriva sempre con molta calma, è una risposta meditata e non istintiva. Gli
scontri di piazza hanno riguardato piccole minoranze e i più, che pure (in diversi gradi) sono preoccupati per il trumpismo, si muovono piano piano e sempre cercando di acquisire prove e certezze anche oltre il necessario. Ma procedere lentamente non è detto che sia una strategia sbagliata e la solidità delle prove raccolte ha certamente una grande importanza.
Sempre che non ci siano forzature insopportabili per reprimere il libero voto nelle elezioni di metà mandato.
Arrestare un
giornalista di una Tv non amica mentre organizzava proteste pacifiche in chiesa
è la quintessenza dello stile trumpiano.
I
russi prendono tutti in giro, a partire da Trump, anche su una questione internazionale e diplomatica come l’avvio di una tregua in Ucraina. Era prevedibile, ma dice anche molto sul modo di agire di Putin. Gli ucraini continuano a resistere e il tempo gioca per loro.
Trump manda avvertimenti a
Cuba, i cinesi dicono (tiepidamente) che intendono aiutare i cubani, in modo ovviamente interessato e andando a sostituire il loro protettorato semicoloniale a quello esercitato per decenni dai russi.
Prima dei dibattiti sulla responsabilità storiche e prima di azzuffarsi sulla destinazione dei fondi va posta l’attenzione sulle prossime ore perché sta arrivando ancora un’ondata di
maltempo.
Una curiosità per appassionati, il lago di
Bracciano (il cui livello è misurato da anni e che possiamo usare come approssimazione delle condizioni generali di piovosità) da anni non è mai stato così alto a gennaio.