Le dieci regole da seguire per dare la paghetta ai figli

5 GIU 16
Ultimo aggiornamento: 03:46 | 23 APR 26
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Chi non ricorda la propria paghetta? Settimanale, di solito scarsina, veniva integrata da qualche provvidenziale intervento dei nonni o con bonus da compito in classe stratosferico. Ma poca o ricca, era comunque cura dei nostri genitori provare a insegnarci a non dilapidarla in tempo zero. Quanto questo abbia influito sulla nostra capacità matura di gestire il portafoglio potrebbe essere oggetto di dibattito in più famiglie, ma sicuramente è un tema che continua a riproporsi, generazione dopo generazione. Così, uno di principali quotidiani inglesi, il Guardian, ha deciso di stilare l’ennesimo decalogo per insegnare ai bimbi come gestire il malloppo; leggendolo, è chiaro che in realtà il bersaglio sono i grandi.Il primo punto, nemmeno a dirlo, sembra ispirato da un film neorealista: i bambini vi guardano, anche quando spendete. Il secondo punto suggerisce di dare ai bimbi una paghetta regolare, piuttosto che dispensare somme a caso ogni volta che chiedono denaro. In questo modo si permette loro di iniziare a imparare presto ad avere e gestire un budget. Terzo: legate l’elargizione del denaro in cambio di piccoli lavoretti solo se siete pronti ad accettare che poi i vostri figli, capito il meccanismo, chiedano denaro per qualunque azione o favore. Al quarto posto si piazza una constatazione lapalissiana (“accettate che il risparmio possa essere difficile per i bambini”) corredata da una spiegazione che si presta a divenire l’alibi perfetto per tutti gli adulti dalle mani bucate: avendo un concetto meno sviluppato del futuro, vivono molto di più nel momento. Stesso discorso autogiustificativo che si ritrova al n° 5: una ricerca dagli Stati Uniti dimostra che i bambini più bravi in matematica sono anche quelli che hanno un rapporto migliore con i soldi. E qui si arriva al sesto e settimo passaggio: spiegare ai bambini da dove arrivano i soldi e ricordare che, come si invecchia, si guadagna ciò che si è riusciti a salvare e quanto avete salvato. Il timore è che, in questo caso, il concetto di “i soldi sono dove li metti ad accumularsi”, potrebbe entrare in conflitto con le rimostranze del nonno, che non riesce a pensionarsi pur avendo pensato per anni che lo Stato mettesse le trattenute della busta paga in un cassetto col suo nome fino alla riscossione. Passiamo all’ottavo consiglio: la ricerca insegna che spendere soldi per vivere esperienze porta più felicità che spendere sulle cose. Il nono punto è tipicamente anglosassone: tassare la paghetta di una percentuale (fino al 15%) il cui ricavato finisce in un fondo che la famiglia può votare come spendere, così da insegnare subito come funzionano le imposte e la democrazia. Infine, last but not least, ecco il decimo consiglio: man mano che i figli crescono, cercare di sottolineare che il denaro non è tutto, c’è vita oltre i quattrini. Confermiamo, c’è. La cattiva notizia è che non è detto che possiate permettervela...