Verona non si adagi sugli allori: la crescita passa dal “tutti per uno”

6 DIC 15
Ultimo aggiornamento: 16:4822 LUG 25
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Ci si chiede se Verona debba decollare o sia già in volo. Verona è da anni in volo, ma è un volo che potrebbe estendersi assai di più nel raggio e nell’altitudine se pensiamo alle sue grandi potenzialità ancora non pienamente espresse. In premessa va ricordato come, in questi anni di profondi mutamenti strutturali (si pensi all’entrata della Cina nell’Organizzazione per il commercio mondiale; alla crescita di Paesi quali l’India e il Brasile; alla concorrenza turistica effettuata da nuove mete internazionali), è assai pericoloso adagiarsi sugli allori. In un mondo globale e fortemente innovativo le rendite di posizione, determinate magari dalla collocazione geografica o dal buon lavoro svolto in passato, sono destinate a durare poco. L’Italia, e Verona in particolare, può sperare di mantenere gli elevati tenori di vita solamente mantenendo elevata la propria competitività economica e la capacità di attrarre visitatori.La competitività economica, in un contesto mondiale così dinamico e aggressivo, richiede un costante sforzo di innovazione. È sotto gli occhi di tutti il declino di alcune imprese, pur solide e di passati successi, che non hanno saputo innovare. L’innovazione costituisce la principale arma di difesa e di attacco nei confronti della concorrenza internazionale. Per innovare è richiesta la cooperazione tra più soggetti, soprattutto in un contesto, quale quello italiano, in cui prevale la dimensione piccola e media dell’impresa, che difficilmente può trovare al proprio interno le risorse per finanziare un’attività così importante ma altrettanto incerta. Purtroppo, a fronte di queste semplici considerazioni, negli anni passati abbiamo osservato il mancato successo di alcune iniziative vocate alla ricerca applicata, sia in ambito locale, sia in ambito regionale. Circa quest’ultimo, si pensi al fallimento dell’ambizioso progetto pluriennale di ricerca sulle nanotecnologie.La capacità di attrarre visitatori dal resto d’Italia e dall’estero richiede non solo di mantenere l’attuale offerta turistica, ma anche di varare nuove iniziative rivolte a nuovi segmenti della popolazione mondiale. Usualmente, parlando di visitatori, si fa riferimento al turismo tradizionale. Va però tenuto conto che Verona, per la sua ubicazione centrale e per il suo patrimonio artistico, storico, culturale ed enogastronomico può essere centro di attrazione anche per il cosiddetto turismo d’affari e congressuale. Potenziando le infrastrutture adeguate (sappiamo di quanti “contenitori vuoti” di elevato pregio dispone la città), non è difficile immaginare come, ad esempio, Verona possa essere una meta ambita per i gruppi multinazionali che annualmente organizzano gli incontri dei loro quadri direttivi. La capacità di attrarre, però, richiede di potenziare anche i collegamenti a media e lunga distanza, che si avvalgono prevalentemente del trasporto aereo e delle relative infrastrutture. A questo proposito, mi sia consentita una riflessione che discende dallo svolgere la mia attività professionale in Veronetta. A breve entrerà in funzione la Provianda di Santa Marta, che diventerà polo universitario aperto a tutti. In origine, la Provianda, panificio militare, era servita da un ramo di ferrovia che la collegava alla stazione di Porta Vescovo. Perché non elaborare un ambizioso progetto che ripristini quel ramo di ferrovia, collegando il centro storico anche con l’aeroporto e quindi proseguendo fino a Mantova? Un trasporto regionale veloce potrebbe servire ai pendolari e a coloro che si avvalgono dell’aeroporto, ivi inclusi i residenti nelle province limitrofe, con grandi benefici anche in termini ambientali.Il potenziamento della capacità di innovazione e della capacità ricettiva richiede necessariamente che almeno una parte delle risorse necessarie per effettuare nuovi investimenti sia pubblica. Attualmente la principale fonte di finanziamento pubblico è quella europea, erogata o direttamente dalla Comunità, oppure indirettamente per il tramite della Regione. Verona, per poter fare un significativo salto di qualità, deve essere in grado di intercettare un ammontare maggiore di fondi. Per fare ciò serve sia una intensa attività di “lobbying”, sia la capacità di elaborare convincenti piani di sviluppo delle infrastrutture materiali e immateriali. A tal fine serve soprattutto un’idea e una strategia di sviluppo fortemente condivisa da tutti gli attori del territorio, pubblici e privati, come è già avvenuto nel passato.