Verona è una città eccezionale che deve tornare a volare alto

Verona da troppi anni è bloccata, prigioniera di quella cultura miope che, perdendo di vista i grandi obiettivi, si è piegata all’interesse immediato, al piccolo cabotaggio. Abbiamo grandi potenzialità ma da molto tempo la città è ferma dal punto di vista strategico: vive sugli allori, su quello che ha ereditato. Nonostante questo Verona è la prima città del Nord Est e la sesta a livello nazionale, con un fatturato complessivo di circa 40 miliardi; è al primo posto dopo Milano per insediamento di multinazionali; è la seconda piazza finanziaria, sempre dopo Milano. Ma oggi tutte le città del mondo competono nello scenario globale. I grandi investitori internazionali scelgono se investire in una città o in un’altra nel mondo, rispetto al posizionamento e ai servizi che offre un territorio. Cosa può e vuole offrire Verona di diverso rispetto ad altre città per risultare attrattiva? Questa deve essere la vision del futuro per Verona. Le medie e grandi aziende presenti a Verona vanno aiutate offrendo alle stesse servizi di qualità (reti, formazione, servizi, ecc.) per renderle sempre più competitive; mentre le pmi veronesi, le nostre “multinazionali tascabili”, vanno aiutate a crescere nell’artigianato industriale e nei servizi di grande qualità, favorendo aggregazioni in gruppi o reti per competere nei mercati esteri.Dobbiamo ripartire con urgenza mettendo un punto fermo: non si deve abbandonare il manifatturiero, anzi occorre spingere quest’area produttiva in settori dell’economia di avanguardia: penso alla green economy, alla bioedilizia, alle telecomunicazioni, alle nano e biotecnologie, ecc.La politica deve saper orientare le sue proposte proprio in funzione dei collegamenti cruciali che ci riguardano, aprendosi alle nuove tecnologie, al progresso scientifico, consolidando l’obiettivo di determinare l’area metropolitana attorno al capoluogo. Ma Verona può diventare nel mondo la città simbolo della brand-esperience “Italia”, dove cultura, storia, ambiente, mangiar sano e vivere bene si fondano in un tutt’uno dal sapore romantico internazionale. Una Verona da innamorarsi. “Giuletta & Romeo” e “Vinitaly” sono un binomio straordinario, unico al mondo. Verona deve puntare su un turismo esperienziale di qualità; sulla cultura e sul patrimonio artistico; sulla sua storia; su un territorio unico. Se non alziamo il livello della cultura dell’ospitalità, i nostri contenuti non verranno adeguatamente valorizzati.Occorre promuovere e aiutare progetti imprenditoriali di sviluppo di risorse creative, culturali ed artistiche finalizzate al mondo del marketing turistico e degli eventi in generale, e non solo musicali. La stessa Università di Verona può essere per noi una grande occasione. Mi piacerebbe che Verona diventasse la tourism district italiana per lo sviluppo di incubatori e start-up nel settore turistico di eccellenza.Insomma è tempo di ritrovare l’ambizione, di non accontentarsi. Verona soffre perché vive a compartimenti stagni e vi è un elevato grado di litigiosità e divisione. La nostra città in generale, e non dico solo pensando alla politica, è da alcuni anni ferma: può tentare di crescere da sola, ma da soli non è facile; abbiamo sprecato troppi anni, gongolandoci sulle nostre potenzialità e oggi le risorse sono scarse. Di questa scarsa lungimiranza, della mancanza di una “politica estera” di Verona, stiamo ora pagando il conto.La crisi economica e sociale che stiamo vivendo sta amplificando quella nostra storica malattia del “presentismo”, della tendenza cioè a sacrificare all’utilità del momento ogni investimento nel futuro, sacrificando il domani delle nostre giovani generazioni.Verona sarà chiamata velocemente a competere su nuove dimensioni, su nuovi piani di confronto in uno scenario internazionale sempre più dinamico. Dovrà fare delle scelte, ma occorre un nuovo risveglio civico, dove la gestione della cosa pubblica ritorni ad essere un impegno di tutti e non di pochi.