Il Papa è un dono di unità per la Chiesa nella tradizione viva e attiva

2 SET 17
Ultimo aggiornamento: 16:47 | 22 LUG 25
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Il dono dell’unità è il sole che illumina la Chiesa. E questo è generata da una profonda adesione a Gesù, morto e risorto per noi. È lui che ci partecipa se stesso nel dono dello Spirito Santo, così come è lo Spirito Santo che scolpisce in noi il volto di Cristo, così che lui in noi e noi in lui siamo una sola cosa, come ricorda l’Apostolo: “Non più io vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). Questa azione dello Spirito ci raggiunge principalmente attraverso i sacramenti, che costituiscono un itinerario umanissimo di vita interiore e spirituale, vissuta nell’ordinario trasfigurato della vita di ogni giorno. La vita cristiana non crea dei folli lontano dalla realtà ordinaria dei giorni, dei tempi e delle culture, ma delle persone in cammino verso la pienezza della vita, del personalizzare in noi Cristo. È solo questo orizzonte spirituale che sancisce l’unità tra tutti i discepoli, rendendoli, in diversi doni e carismi, una sola Chiesa, un solo Popolo, una sola Famiglia. Questo mi ricorda che ogni dibattito di idee rimane su un piano secondo, e che la Chiesa non si identifica con una dottrina che sia separata dalla forza dell’interiore adesione a Cristo. Le idee si contrappongono, i cuori si uniscono. Solo l’amore fraterno avviluppa la verità della sua piena luce e le dona il suo calore, rendendola una verità viva per le persone. L’autentica verità cammina con nelle persone, non nei libri o nelle formule. I velenosi dibattiti ecclesiali che si rivolgono verso Papa Francesco in modi pesanti, avvilendo la portata carismatica del suo dono ecclesiale, essere origine è fonte di unità, amareggiano la Chiesa, disorientano il popolo di Dio e rallentano il cammino dell’umanità. È il Signore stesso che dona il Papa alla sua Chiesa, rendendolo, in quanto Vescovo di Roma, luogo di conferma della fede dei fratelli e delle Chiese. È lo Spirito Santo che guida ogni Papa nel suo ministero. Chi lotta per la sola affermazione della dottrina, leggendo ogni pronunciamento papale con l’ottica di un dubbio metodico, senza comprenderne l’autentico spirito, agisce come la Chiesa fosse il passivo veicolo di una dottrina nella storia e così ideologizza la Chiesa, ferendone la profonda unità. Io sono grato a Dio per Francesco, per il suo orientare la dottrina - la pienezza di una dottrina e di una tradizione viva e attiva, mai messa in ombra o contraddetta - verso il bene della persona, in cammino oggi di difficile percepibilità della fede e bisognosa di scoprire la bellezza della vita cristiana nella dimensione degli affetti. Sono grato alla sua considerazione del valore progressivo con cui ogni persona cammina, in modo personalizzato, verso la piena configurazione con Cristo. Sono grato della sua attenzione verso ogni fragilità e povertà, non solo sociale, ma anche affettiva. Grato di ogni suo richiamo a quel primato della grazia che vince il peccato. Sono grato del suo richiamarci ad una Chiesa che include nel suo seno quanti camminano con fatica e disagio. Sono grato del suo richiamo a non essere una Chiesa dei puri, dottrinalmente perfetti di una astratta perfezione non più in cammino. Sono grato di ogni sua parola che ci orienta verso la missione di testimonianza e di evangelizzazione, e dell’incoraggiamento ad essere creativi e coraggiosi, accettando il rischio di un cammino che deve sempre rifocalizzarsi, perché non è già dato e non si risolve in una semplice riorganizzazione. Sono grato. E in questa gratitudine si rinnova quell’unità che della Chiesa è l’anima, che la incoraggia ad essere unita nella molteplicità e semplice, lontana dal vizio della discussione accademica e sterile, dove una idea dev’essere affermata con battaglia di fronte a un mondo nemico, ma disponibile a farsi carico della lenta crescita del cammino del Regno di Dio. Lo Spirito manifesta la sua umiltà (kenosi) nell’inserirsi nei tempi e nei ritmi della storia, delle persone, delle Chiese. Benché totalmente effuso egli agisce conducendo “pian piano le pecore madri” e “portando in spalla quelle ferite”. Il suo ritmo è il respiro di ogni credente autentico e maturo, che diviene grazie a lui silenzioso e umile testimone di quanto Dio ha già operato e gli uomini faticano ad accogliere. È osi che la Chiesa porta la croce di Cristo e se ne gloria. Questa unità nello Spirito e il bene più prezioso di cui la Chiesa ha bisogno per essere nel mondo la casa di Dio nella quale gli uomini possano conoscere se stessi, la propria autentica chiamata, e camminare con un cuore che, consolato, guarisce. Papa Francesco è il dono che il Padre fa alla Chiesa, bisognosa di verità avvolta di calore e tenerezza, per il riscoprire il Dio della consolazione e della salvezza.