Gay pride: dietro l’orgoglio spesso si nascondono dei drammi

14 GIU 15
Ultimo aggiornamento: 14:48 | 22 LUG 25
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Forse non è una notizia quella del Gay pride a Verona che si è svolto sabato scorso, tanto la cosa – ormai così ripetitiva – non sorprende più nessuno. Al contrario organizzatori e animatori diranno che c’è ancora bisogno di queste manifestazioni visto il livello di omofobia, così dicono, che c’è in giro. Ma proprio questo è strano: com’è possibile ostinarsi a non vedere che questo tipo di manifestazioni non solo non giova ad abbassare quel livello, ma contribuisce semmai a inasprirlo? O come non vedere l’intima contraddizione tra l’orgoglio d’esser omosessuali e il bisogno di dirlo, di dirlo in tanti, di gridarlo ad alta voce? Chi è serenamente convinto della propria identità (e sessualità) di solito non ha bisogno del gruppo o del consenso sociale, né tanto meno ricorre a forme di imposizione d’essa o del proprio pensiero. E poi non è almeno singolare che chi fa della propria diversità come una bandiera, non sopporti che altri la vedano in modo diverso? In realtà, ben sappiamo come dietro a queste parate vi siano precise strategie politiche, passando le quali forse non sarà nemmeno possibile, un domani, scrivere quanto stiamo scrivendo (alla faccia della libertà)… Altro dubbio o perplessità: ma il vero omosessuale partecipa a queste manifestazioni? Potrebb’essere che qualcuno dell’ambiente non se ne senta rappresentato? O persino se ne vergogni (alla faccia dell’orgoglio)?Le domande potrebbero continuare. Ma resta un’impressione un po’ paradossale: in un Gay pride coloritissimo e giocoso è molto più ciò che è nascosto di ciò che è detto e gridato; così ben nascosto da restar fuori della coscienza e non esser mai affrontato. È nascosta, almeno in radice, una certa visione dell’uomo autoreferenziale (l’altro come immagine-specchio di sé) e che tende a omologare la realtà; è nascosta l’idea d’un rapporto che non genera vita né alterità; e soprattutto di una persona che decide del suo orientamento sessuale in base a un’inclinazione che potrà anche esser forte, ma che non basta per dire che uno è omosessuale strutturale, ovvero da sempre e per sempre. C’è pure l’omosessualità non strutturale, che nasce per esperienze eventuali e cresce solo se gratificata, e che potrebb’esser affrontata e gestita con intelligenza e libertà, specie se presa per tempo. Ma chi conosce, nel mondo omosessuale, questa differenza fondamentale? In quanti giovani un’omosessualità non strutturale è diventata di fatto strutturale soprattutto perché provocati da un certo ambiente a gratificare un’inclinazione che piano piano s’è imposta sempre più nella loro vita e sulla loro stessa libertà! Giovani che avrebbero potuto esser aiutati a capire meglio se stessi e la radice di quell’impulso, a scoprire che è e sarebbe stato possibile imparare a non dipender da esso, per vivere una vita relazionale e sentimentale più libera. Giovani che invece sono stati tentati-attratti da una logica che oggi s’impone sempre più e in cui rientra anche un evento come il gay pride, per illudere qualcuno che non ha senso alcun controllo o nessun cammino rigoroso di conoscenza di sé, delle proprie tendenze e delle loro origini, perché queste sarebbero tutte fissazioni tipiche d’un mondo che non esiste più e ormai allegramente superate... E il problema vero resta in tal modo coperto e mai affrontato.Per il lavoro che faccio ho il massimo rispetto per chi vive un problema così serio e che spesso provoca sofferenza nel soggetto stesso, forse più e prima di quella eventualmente provocata dall’esterno e che va condannata nel modo più fermo. Ma anche un gay pride non rispetta questo dramma. O tenta di nasconderlo dietro l’illusione dell’orgoglio!