Davanti alla famiglia in crisi lo Stato chiama le pompe funebri

3 MAG 15
Ultimo aggiornamento: 16:4822 LUG 25
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Il divorzio breve è legge in Italia, con una maggioranza schiacciante (398 sì, 28 no e 6 astensioni) la Camera ha confermato quanto già ribadito al Senato. Ora bastano solamente sei mesi di separazione consensuale per ottenere il divorzio. Indipendentemente dalla presenza di figli. È nel frattempo in arrivo il ddl “Cirinnà” sul riconoscimento delle coppie di fatto (omosessuali e non) con equiparazione totale dei diritti alle coppie sposate.L’insieme delle due cose fa inevitabilmente dire: ma per lo Stato il matrimonio ha ancora un significato? Serve a qualcosa? Si obietta che il ddl Cirinnà serve solo a regolamentare la convivenza tra coppie omosessuali, ma non è così perché all’art. 16 si introduce la nuova forma di matrimonio: il contratto di convivenza. Avremo quindi a breve due forme: il matrimonio e il contratto di convivenza, uno che si può sciogliere in sei mesi e l’altro immediatamente. Il matrimonio di tipo A e il matrimonio di tipo B. Ritorna quindi la domanda: serve ancora il matrimonio o è sufficiente un semplice “contratto di convivenza”? O nessuno dei due? Quando arriverà la “Cirinnà” il matrimonio civile si trasformerà in un puro atto formale senza nessun significato. E allora, perché farlo? Non solo, senza formalismi diventa tutto più facile, anche poter eludere tasse e fornire dichiarazioni di comodo per ottenere agevolazioni tariffarie. Esempi? Chi possiede due case, se non si sposa e mantiene l’anonimato (niente neppure al contratto di convivenza) può mantenere due residenze separate: due prime case, con notevoli vantaggi sull’Imu (tassa locale sugli immobili che incide notevolmente sulle seconde case). In sede di dichiarazione Isee per ottenere agevolazioni tariffarie nell’accesso ai servizi, se la coppia mantiene l’anonimato e due residenze distinte può agevolmente eludere la dichiarazione di uno dei due redditi. La regolamentazione Isee prescrive molto attentamente le situazioni tra coniugi conviventi o no, lascia praterie interpretative e facili elusioni a chi non è sposato. Quando un matrimonio entra in una fase difficile, parenti, amici e la società civile dovrebbero darsi da fare per aiutare chi è in difficoltà a superarle. Per curare il matrimonio ammalato, invece del medico si chiamano le pompe funebri: la rescissione veloce del legame. È risaputo che la legge influenza notevolmente il costume sociale e di conseguenza i comportamenti delle persone. I fautori del divorzio breve obiettano che la legge si deve conformare ai comportamenti della società. Il divorzio breve, secondo queste opinioni, è un conformarsi a un processo in atto. Non è così, in quanto la tendenza è a non sposarsi e questa legge non farà altro che accelerare questo fenomeno. Leggere le statistiche, prego. Questo è già lampante e dimostrato dal fatto che nei comuni dove sono stati istituiti i registri delle coppie di fatto le adesioni sono state pochissime, irrilevanti. Una famiglia forte, coesa, è in grado di educare ai valori i propri figli, di avviarli con la massima efficienza ad essere i cittadini di domani. È in grado anche di essere di aiuto ad altre famiglie in difficoltà, di accogliere e curare al proprio interno bambini e persone che vivono momenti difficili. Il ruolo della famiglia è basilare per il benessere generale di tutta la società. Minarne i fondamenti significa rinunciare al futuro per una società individualista ed egoista, dove l’io viene prima di tutto il resto. È questo l’obiettivo? Divorzio breve e contratti di convivenza inevitabilmente vanno verso la banalizzazione del rapporto di coppia. Il messaggio è inequivocabile. Andiamo verso l’eliminazione totale del matrimonio? È questo che vogliamo? Se sì, siamone fino in fondo consapevoli, come delle conseguenze che inevitabilmente tutto ciò comporterà.