Il sonno del Consiglio comunale e qui doni-virtù del politico

Amen. Per il Consiglio comunale possiamo tranquillamente “mettercela via”, come si dice. Non si muoverà una paglia. Almeno fino alle prossime elezioni regionali. Perché l’assemblea di Palazzo Barbieri è incatenata mani e piedi, con la maggioranza, ma anche l’opposizione, che si guardano intorno in maniera tattica, annusando l’aria e decifrando gli sguardi dei colleghi in attesa che si consolidi il quadro delle liste, dei simboli e delle alleanze per la corsa a Palazzo Ferro-Fini. Non si devono sbagliare le mosse: per sé e per il proprio partito. No, no. Del resto, perché sbilanciarsi o anche solo esporsi con un intervento o un voto? Per poi comparire con nome-cognome-lista sui giornali o in televisione o sui social networks? Roba da brividi. E dunque: cimitero verticale? Brrr. Emporio della solidarietà? Brrr. Mozione anti-gay del 1995? Brrr. Verona Mercato? Brrr. E anche brrr a prescindere. E così, tra consiglieri della stessa parte politica che litigano e fanno mille distinguo sull’opportunità di discutere, ritirare, modificare una deliberazione, oppure più prosaicamente non entrano in aula o da questa escono per far mancare il numero legale; e consiglieri che nemmeno si affacciano a Palazzo Barbieri perché magari c’è da portare in giro per la città il candidato o la candidata alla presidenza regionale; e altri ancora che sono già lì pancia a terra a preparare il terreno elettorale del collegio, insomma: fino a maggio non se ne esce. A questo punto mi sembrano quanto mai opportune le parole che il nostro Vescovo ha pronunciato sabato scorso in occasione del ritiro per i politici ed amministratori della nostra città e provincia quando ha sottolineato le virtù “politiche” di sapienza, intelligenza, fortezza e consiglio. Bene ha precisato mons. Zenti, che prima di tutto si tratta di doni da invocare, ma poi sono certamente virtù da coltivare, poiché « un politico sapiente – per esempio – è interamente proteso ad essere, e a diventarlo sempre di più, uomo/donna di verità, cioè posseduto dalla verità, alieno e allergico ad ogni forma di ipocrisia, di infedeltà alla parola data, di imbroglio, di menzogna, di camaleontismo, pur in un mondo dove dominano gli opportunismi e i voltafaccia. Gli interessa la verità al di sopra di tutto, persino dei diktat del proprio partito. Dunque è un uomo libero, appunto perché ama la verità che, al dire di Gesù, vi “farà liberi” (cf Gv 8, 32)». Anche gli altri argomenti meriterebbero di essere ripresi parola per parola. Qui ci limitiamo a citare solo un paio di passaggi riguardanti l’intelligenza dei politici. Il Vescovo ha sottolineato che non si tratta del quoziente intellettivo, ma «piuttosto della capacità di immedesimarsi nel travaglio delle problematiche, non di rado al limite dell’esasperazione e della disperazione, in cui si dibatte la gente. Sa leggere il reale e sa decodificarne la portata che ha sulle spalle delle persone in termini di sofferenze, di angosce e di attese. A questo punto lo fa suo; se ne fa carico, assumendosene le responsabilità in prima persona, senza demandare ad altri, e all’infinito, con disinvoltura, la soluzione di ciò che è di sua competenza, magari in rete con altre competenze chiamate in causa per una più adeguata soluzione. Trovare soluzioni, infatti, fa parte dell’arte del governare. Chi non è in grado di segnalarne almeno quelle minimali denota la propria non idoneità ad entrare nell’ambito della politica esercitata direttamente». Certo, questi doni-virtù non sono a basso costo. Guardando in faccia la realtà ne riscontriamo rara la presenza, soprattutto in simultanea. Pertanto da tutta la Chiesa vanno invocati come doni per tutti i politici, con l’auspicio che siano da loro assecondati e trasformati in virtù. Un guizzo, dai, un colpo d’ala. Macché. Calma piatta. E così sia.