La disoccupazione giovanile e i tagli mettono a rischio la ripresa

28 FEB 15
Ultimo aggiornamento: 14:48 | 22 LUG 25
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Il terzo rapporto sull’impatto della crisi economica in Europa, presentato a Roma lo scorso 19 febbraio da Caritas Europa e Caritas Italiana, colloca il nostro Paese nella fascia “debole” di un continente che viaggia a due velocità. Infatti in Italia, Cipro, Grecia, Portogallo, Romania, Spagna e Irlanda, gli elevati livelli di disoccupazione, soprattutto quella giovanile, con gli effetti delle politiche di austerity e di spending review, sollecitate dall’Unione Europea per il contenimento della spesa pubblica, stanno provocando un allarmante aumento del rischio di povertà e di esclusione sociale. Questo fenomeno riguarda 122,6 milioni di cittadini europei, pari al 24,6% della popolazione residente, raggiungendo circa il 31% nei sette paesi deboli presi in esame. L’Italia si posiziona su valori intermedi (28,4%). Questo dato ci dice che quasi un italiano su tre rischia di non riuscire a sostenere spese impreviste e accumulare pagamenti arretrati come utenze, mutuo o affitto. Il nostro sistema di welfare dovrà inoltre fronteggiare elementi di criticità crescente, per il triste primato di paese dell’Ue con il più elevato tasso di giovani che non lavorano, non studiano e non sono impegnati in attività di formazione (Neet = 22,4%), in un contesto di profonde trasformazioni demografiche e sociali, caratterizzate dall’accelerazione del processo di invecchiamento della popolazione e da mutamenti della struttura della famiglia. Alcune delle conseguenze sociali delle misure di austerity saranno comunque misurabili soltanto nel medio-lungo periodo, in quanto molti tagli si sono abbattuti su servizi di tipo preventivo, come quello sanitario. Per questo motivo si riscontra l’aumento del numero di cittadini che rinunciano a cure mediche, a causa della necessità di partecipare economicamente alla spesa. Infatti nel corso del 2013, in Italia, il 10,5% degli utenti dei Centri di ascolto ha richiesto una prestazione assistenziale di tipo sanitario, altrimenti erogabile dal servizio pubblico (+6% rispetto al 2012). Allarmante risulta inoltre l’aumento dei casi di Aids, segnalato dall’Istituto Superiore di Sanità, soprattutto in Veneto, dal 2010 al 2013.Dopo sette anni dall’inizio della crisi la coesione sociale e la fiducia nelle istituzioni diminuiscono, mentre il rischio razzismo, l’odio sociale e la divaricazione tra ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri, sono in aumento. L’estrema disuguaglianza economica oggi non è uno stimolo alla crescita, ma un ostacolo al benessere dei più. Occorre quindi assicurare il monitoraggio e la valutazione di impatto sociale delle misure legislative in modo da contrastare la spirale della disuguaglianza che altrimenti continuerà a crescere, con effetti corrosivi sulle istituzioni democratiche, sulle pari opportunità e sulla stabilità. Un recente rapporto di Oxfam (confederazione di 17 ong impegnate in oltre 100 Paesi sui problemi della povertà e dell’ingiustizia, ndr), sottolinea infatti che a causa della crescita della disparità di reddito, esiste il rischio che i benefici della agognata crescita economica non raggiungano grandi fasce di popolazione, ma si fermino a una élite che dispone di più ricchezza di quanta possa materialmente consumarne nell’arco di generazioni.Le Caritas dei 7 paesi deboli offrono diverse forme di risposta all’attuale crisi economica. In Italia l’azione Caritas si esplica attraverso 1.148 iniziative anticrisi. Dal 2010 ad oggi le iniziative diocesane risultano pressoché raddoppiate. Sono 139 gli sportelli diocesani di consulenza-orientamento al lavoro, mentre sul fronte casa risultano attivi servizi informativi presso 68 diocesi. Gli empori solidali sono presenti in 109 diocesi (+70%).