La Chiesa non rallenta nel contrasto agli abusi sui minori

14 FEB 15
Ultimo aggiornamento: 16:48 | 22 LUG 25
Immagine di La Chiesa non rallenta nel contrasto agli abusi sui minori
Qualcuno forse temeva che il pontificato di Francesco, nato all’insegna della misericordia e del perdono, potesse indurre ad una battuta di arresto, o quanto meno ad un rallentamento, nel contrasto agli abusi su minori nella Chiesa, intrapreso con coraggio e determinazione dal suo predecessore. Gli interventi che a più riprese papa Francesco ha messo in atto dimostrano tutto il contrario. L’ultimo in ordine di tempo la lettera del 2 febbraio inviata ai Presidenti delle Conferenze episcopali e ai Superiori degli Istituti di vita consacrata. Con il linguaggio diretto e immediato che gli è consueto Francesco va dritto all’argomento e senza giri di parole afferma con determinazione: “Non c’è assolutamente posto nel ministero per coloro che abusano dei minori”. E, a scanso di equivoci, esclude che il desiderio di evitare uno scandalo possa in qualche modo giustificare coperture o reticenze che purtroppo in passato furono talvolta prevalenti rispetto alla tutela efficace dei minori. Le famiglie – precisa Francesco – devono poter guardare alla Chiesa con fiducia perché è divenuta “una casa sicura”. Quello del Papa non è soltanto un auspicio. Si accompagna a precisi e concreti provvedimenti che non si limitano a stabilire sanzioni pesanti, come la rimozione definitiva dal ministero, per i responsabili degli abusi, ma che parallelamente tendano a prevenire e a sradicare tali intollerabili comportamenti. Si colloca in questa prospettiva la creazione fin dallo scorso anno della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, che proprio in questi giorni si è riunita a Roma con l’obiettivo di realizzare ricerche e progetti “per rendere la Chiesa una casa sicura per bambini, adolescenti e adulti vulnerabili”. Ed è significativo che tale organismo non sia costituito solo da prelati più o meno stagionati. Dei 17 membri che lo compongono, dieci sono laici di cui otto donne e due, un uomo e una donna che da bambini furono abusati da un prete. Ma la lettera di Francesco è rivolta in prima persona ai vescovi delle Chiese locali e, con loro, alle comunità che essi presiedono. I vescovi, ribadisce il Papa, non hanno solo il dovere di rimuovere gli eventuali autori degli abusi dai ruoli e ministeri che ricoprono nella vita ecclesiale, ma di farsi carico fattivamente delle sofferenze e dei traumi, spesso indelebili, inferti alle vittime e alle loro famiglie, a cominciare dall’ascolto e dalla richiesta di perdono. Prioritario resta comunque mettere in atto tutte quelle iniziative che siano volte a prevenire il verificarsi di tali situazioni. In risposta all’appello di papa Francesco, la Commissione Pontificia ha posto al centro dell’attenzione proprio l’assunzione di responsabilità da parte di chi presiede le comunità ecclesiali. “L’esercizio della responsabilità” consiste nell’accrescere la consapevolezza e la comprensione a tutti i livelli della Chiesa sulla gravità e l’urgenza di mettere in pratica le corrette procedure di tutela. A cominciare dalla formazione nei seminari e negli istituti di vita consacrata. La comprensibile preoccupazione dei “numeri” non dovrebbe mai porre in secondo piano una verifica, anche scientificamente validata, della maturità psico-affettiva dei candidati al ministero e di chi si prepara ad assumere qualsiasi responsabilità in cui siano coinvolti dei minori. Si consenta anche un auspicio personale. L’emersione drammatica in questi ultimi anni di questa dolorosa realtà che ha coinvolto anche la Chiesa ha trovato le singole diocesi non sempre adeguatamente attrezzate ad affrontarla con competenza e professionalità. Sul modello della Commissione internazionale voluta dal Papa non sembrerebbe superfluo che anche a livello locale si possa dar vita ad un organismo multidisciplinare che, interagendo secondo le diverse competenze (psicologiche, giuridiche, pastorali) promuova iniziative esemplari di prevenzione e di tutela.