È nella famiglia che s’impara la comunicazione più autentica

La famiglia non è un modello astratto. È invece il luogo della relazione, dove si impara a convivere, ad amare e a perdonare. La famiglia perfetta non esiste.Realismo e fiducia. Sono questi i tratti distintivi del messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, dedicata al tema “Comunicare la famiglia: ambiente privilegiato dell’incontro nella gratuità dell’amore”. Francesco è realista quando riconosce le difficoltà della vita familiare e chiede ai mass media di non fare della famiglia il terreno di battaglie ideologiche. È realista quando riconosce che i mass media (soprattutto quelli più moderni, tanto diffusi fra i giovani) possono favorire e nello stesso tempo ostacolare, con la loro invadenza, gli spazi della comunicazione fra le persone. Ed è altrettanto realista quando chiede di imparare a guidare il nostro rapporto con questi strumenti, evitando che siano loro a guidare noi.Accanto al realismo, però, la fiducia. Manifestata soprattutto quando Francesco chiede alla Chiesa di non lasciarsi intrappolare in una sterile difesa del passato. Molto meglio, dice, lavorare con pazienza, in tutti gli ambienti, per costruire il futuro.Sostenere che la famiglia perfetta non esiste non significa arrendersi alle difficoltà. Significa prendere atto dei problemi per affrontarli in maniera costruttiva. Mai aver paura delle imperfezioni, delle fragilità, dei conflitti. “Per questo la famiglia in cui, con i propri limiti e peccati, ci si vuole bene, diventa una scuola di perdono”. Senza dimenticare che il perdono “è una dinamica di comunicazione, una comunicazione che si logora, che si spezza e che, attraverso il pentimento espresso e accolto, si può riannodare e far crescere”. In un altro dei passaggi più significativi del messaggio Francesco dice: “In un mondo dove così spesso si maledice, si parla male, si semina zizzania, si inquina con le chiacchiere il nostro ambiente umano, la famiglia può essere una scuola di comunicazione come benedizione”.Benedizione in senso letterale: dire bene, dire per il bene. Certo, nelle famiglie in molti casi ci sono muri invisibili oltre a quelli visibili, ci sono separazioni, diffidenze, sospetti, ma è proprio allora che, anziché rassegnarsi, occorre reagire. Perché “benedire anziché maledire, visitare anziché respingere, accogliere anziché combattere è l’unico modo per spezzare la spirale del male, per testimoniare che il bene è sempre possibile, per educare i figli alla fratellanza”.Sia nel momento in cui produciamo informazione sia quando ne siamo destinatari dobbiamo imparare di nuovo a raccontare, il che è diverso dal limitarsi a produrre e consumare informazione. La famiglia è il luogo privilegiato per imparare la comunicazione più autentica, rivolta al bene della persona e dei gruppi. La famiglia è “comunità comunicante”. Ecco perché occorre riscoprirla come grande risorsa, smettendo di guardarla solo come problema o come istituzione in crisi.I media non si limitino a presentare la famiglia “come se fosse un modello astratto da accettare o rifiutare, da difendere o da attaccare”. Evitino anche di farne un’ideologia da usare come arma. Ricordiamo che la famiglia è “una realtà concreta da vivere”, “il luogo dove tutti impariamo che cosa significa comunicare nell’amore ricevuto e donato”.Commovente il rimando di Francesco all’icona evangelica della visita di Maria a Elisabetta. Quel bambino che, dopo aver udito il saluto di Maria, sussulta nel grembo della mamma “è in un certo senso l’archetipo e il simbolo di ogni altra comunicazione, che impariamo ancora prima di venire al mondo”. Il grembo della mamma: ecco la prima “scuola di comunicazione”. Esperienza che accomuna tutti, perché tutti nasciamo da una mamma.