Marco Cappato: “Investire nell’intelligenza artificiale come servizio pubblico”

“Oggi l’intelligenza artificiale vede investimenti enormi, sia allo scopo di venderci oggetti, sia per controllarci. Quello che al momento manca, nel nostro Paese come nel resto d’Europa, è un’intelligenza artificiale pubblica: un investimento pubblico affinché questa risorsa sia anche al servizio del cittadino”.
Invenzione straordinaria, risorsa e opportunità. Una novità che tuttavia sta lasciando dietro di sé diffidenza, paranoie e addirittura timore. L’intelligenza artificiale ha già “conquistato” il mondo di oggi, candidandosi a condizionare – nel bene o nel male – anche il nostro futuro.
È stata proprio lei la protagonista dell’incontro “Lo stato della democrazia tra disobbedienza civile e sudditanza tecnologica”, tra gli appuntamenti clou del Festival del pensare contemporaneo, ospitato in un Palazzo Gotico gremito e che ha visto salire sul palco Sabina Guzzanti, autrice televisiva e comica che di recente ha scritto un romanzo (“ANonniMus, vecchi rivoluzionari contro giovani robot”) ambientato in un immediato futuro distopico, e Marco Cappato, tra i più importanti attivisti politici dell’ultimo decennio. Proprio quest’ultimo ha promosso a livello nazionale ed europeo l’uso dell’intelligenza artificiale per aumentare la capacità dei cittadini di essere informati, attivarsi e in definitiva controllare chi ci rappresenta nelle istituzioni pubbliche.
“Ormai con questi telefoni- ha aggiunto Cappato – possiamo fare veramente di tutto. L’unica attività umana che non ci è ancora consentita nonostante le nuove tecnologie è partecipare e condividere attivamente, non con la retorica da social network, nostre idee. Ciò che serve è un investimento pubblico sull’intelligenza artificiale e bisogna farlo al più presto perché potrebbe essere un treno che passa e non torna più. Vi porto un esempio: meno dello 0,3% degli italiani ha fatto testamento biologico. Perché? Nessuno ne sa nulla. In pochi, ad esempio, sanno che è gratuito e che basta andare in Comune a sottoscriverlo. Questa intelligenza artificiale, invece di venderci qualcosa, può informarci fornendo tutti i dettagli. I diritti senza conoscenza – ha quindi concluso – restano solo sulla carta”.
Guzzanti ha invece parlato di una “democratizzazione dell’intelligenza artificiale. Non è possibile che pochi privati decidano sull’intelligenza artificiale che, come i social, cambia le nostre relazioni umane e addirittura la nostra secrezione ormonale”.
IL SERVIZIO DI MARCELLO TASSI