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Elisa Malacalza

Nek allo Chalet della volpe a Bobbio. Maccheroni, chitarra, Harley

Fuori stagione, in un ristorante ai piedi del monte Penice, località Sassi Neri a Bobbio.  L’ospite che non t’aspetti è il cantante Nek, all'anagrafe Filippo Neviani, arrivato come un rombo di tuono allo Chalet della volpe con i suoi fedelissimi amici harleysti (se non ricordiamo male e non l’ha cambiata, lui dovrebbe avere un’Harley-Davidson Street Glide Special). Tolto il caso nero diavolo, eccolo: è quello di “Laura non c’è”, che fu del 1997. Occhi azzurri, gli stessi. La moto girando l’Appennino di certo mette appetito, eccome: così il cantante non ha avuto dubbi sulla scelta del menù, antipastone da leccarsi i baffi, maccheroni rigorosamente alla bobbiese fatti con l’ago, assaggio di dolci tutti fatti in casa. E poi: perché andare via subito dopo pranzo? Ha preso tra le braccia la sua migliore amica, una chitarra, lì nel locale che già in ogni suo poster rende omaggio a cantautori e grandi miti, e ha accennato qualche accordo in compagnia sorridendo e scherzando, prima di quattro chiacchiere al caffè e i saluti ai titolari, che già lo avevano accolto volentieri ai tavoli nel 2018. Nato a Sassuolo, provincia di Modena, Nek se lo ricordano tutti per “Lascia che io sia” che passava di continuo alla radio, o per l’inno generazionale degli amori tormentati, “Almeno stavolta” (quella scritta da Daniele Ronda, piacentino), “Se io non avessi te”, “Se una regola c’è”. Nek festeggia i trent’anni di carriera e gira l’Italia con i suoi concerti; giù dal palco, la sua è una vita privata e riservata senza scandali (è possibile averla), con la passione intatta per la moto e la montagna, anche quella meno blasonata, come la nostra, apprezzata dai motociclisti e tra questi anche George Clooney che capitò per caso anni fa sul Penice. Nei giorni scorsi Nek ha fatto sua la voce di una mamma lanciando un appello al presidente della Regione Michele de Pascale perché introduca lo screening neonatale per individuare le rare malattie neurodegenerative. 
31 MAR 25

Voci di provincia

“Voci di provincia” è il podcast di Liberta.it dedicato alle testimonianze di una terra che, solo perché distante dalla città, non dovrà mai sentirsi di serie B – di Elisa Malacalza 24 – Le canzoni degli amici per sempre salvate dai genitori 23 – Alberto salva a ottant’anni i cantori registrandoli 22 – Laura tra le istruttrici di cavalli più giovani d’Italia 21 – La scuola tra i monti con la valigia sempre in mano 20 – Guerra in Bosnia, 30 anni fa 19 – Dalla Val d’Arda a New York: Sarah Baderna 18 – Stefano del Po e la vita di chi all’auto preferisce la zattera 17 – I 100 giorni di un nuovo sindaco, dal caffè alla sera 16 – S’alza il coro di montagna: “Qui cantiamo con la voce dei polmoni della terra” 15 – La Gioconda? A Bobbio! Colombo? A Pradello. E Toscanini? A Bogli 14 – “La Piacenza che ballava all’Americano con Mina” 13 – La rivolta di chi è nato a Natale, “Ricordatevi di noi” 12 – “Da Cenerentola a principessa, dopo 10 anni di botte” 11 – “Il presepe è bello perché lo fai tu”, i consigli dell’esperto 10 – Drag queen, l’arte di non prendersi (troppo) sul serio 09 – Gli invisibili al dormitorio che non si immaginano il domani 08 – Il maestro Pino: “Mi nascosi in San Savino, lasciai il rifugio a una famiglia di ebrei” 07 – “Da Podenzano al mercato, dal 1916. Vendo cappelli per farvi più belli” 06 – “Ho trovato i resti di mio fratello deportato dopo 76 anni” 05 – Preventorio, casa delle torture, colonia dei bimbi. Rumori o presenze? 04 – “C’era un castello di bambini a Montanaro” 03 – “Il canto spezzato dei tagliariso, i giovani di Boffalora e gli altri” 02 – Più donne in politica nel Piacentino, ma che fatica 01 – Il paese dei piccoli, ma solo di numero: Zerba Trailer
3 OTT 22
Voci di provincia
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