Il trombettista Gianni Satta si fa “homme orchestre” nel nuovo CD “Faccio da me”

7 MAR 21
Ultimo aggiornamento: 19:3113 GIU 26
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“Faccio da me”. Ha un titolo molto chiaro il nuovo album di Gianni Satta, trombettista e flicornista lodigiano – di Livraga, classe ’64 – che anche il pubblico piacentino conosce molto bene, specialmente gli affezionati del giro del Piacenza Jazz Club, dove Satta è anche stimato maestro della Milestone School of Music. Titolo significativo, dunque, perché Satta si è scritto e suonato tutto il disco da solo, una sovra incisione dietro l’altra. Chitarra, piano, basso, sintetizzatori, armonica, percussioni; non solo i suoi amatissimi ottoni.
Dunque ecco dieci tracce autografe pubblicate su CD (in arrivo anche l’LP in vinile), piacevoli, lontane da ogni intellettualismo, assolutamente cantabili e orecchiabili. Dieci “canzoni senza parole” che spaziano un po’ in tutti i colori del jazz, e non solo.
Com’è iniziata, però, questa “folle” avventura? “Quasi per scherzo. Per rendere proficuo e creativo il lockdown avevo deciso di riprendere in mano pezzi che tenevo da parte e altri che andavo scrivendo. La voglia di “smanettare” di Peter Bassi, amico fonico rimasto come me improvvisamente senza lavoro, ha fatto il resto. Non è un disco di virtuosismi, è pensato per fissare e dare una forma alle composizioni, ai temi, pronti per essere riportati in concerto da me e da tutti i musicisti che li adotteranno”.
Un investimento sul presente e per il futuro, un debutto discografico assoluto come compositore e “homme orchestre” dopo una lunga lista di collaborazioni, dagli Aksak Project al duo col pianista Gino Marcelli (“Art meets art”), passando per Enzo Frassi, Davide Zilli, Sugarpie and the Canymen e parecchi altri.