Piacenza esce dal progetto "Ready". Arcigay chiede incontro con il sindaco

5 OTT 17
Ultimo aggiornamento: 14:4017 GIU 26
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Fa discutere l’uscita del Comune di Piacenza dal progetto Ready (Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere) deliberata dalla giunta.
“Questo progetto imponeva modelli di educazione sessuale ai più piccoli che, a nostro avviso, non erano rispettosi dell’autonomia genitoriale e della sensibilità dei bambini” ha commentato l’assessore alle Politiche per la famiglia, Massimo Polledri.
Arcigay Piacenza in un comunicato scrive: “L’uscita della rete Ready non considera i bisogni del territorio di Piacenza, ma risponde agli equilibri politici nazionali, lontani dal rapporto che dovrebbe esserci tra Comune di Piacenza e tutti i piacentini. Un sintomo di una politica disattenta e lontana dalle persone. Invitiamo il sindaco Barbieri ad un incontro con le associazioni LGBTI del territorio piacentino per assicurare a chi vive a Piacenza, tutte e tutti senza distinzioni, l’incolumità e il godimento dei diritti”. Il comunicato è firmato da L’Atomo Arcigay, Famiglie arcobaleno, Agedo e Il grande colibrì.
“Un atto politico retrogrado e pericoloso, che non a caso porta la firma della Lega Nord”. Così il gruppo consigliare del Partito Democratico di Piacenza commenta l’uscita dal protocollo Ready. “Di fronte a questo ritorno al passato – in linea con la Giunta Barbieri – sostiene il Pd in una nota – rivolgiamo l’appello a tutte le forze di centrosinistra e alle anime moderate della coalizione di maggioranza a condannare questa azione propagandistica che fa arretrare il grado di maturità sociale della città. Revocare “Ready” è un passo indietro per il progresso della società”.
Sul caso piacentino è intervenuto anche il Comitato REmilia Pride: “Non si illuda l’amministrazione comunale: il popolo emiliano del REmilia Pride non resterà a guardare. Siamo pronti in qualunque momento ad intervenire e spiegarle pubblicamente come si attua l’articolo 3 della costituzione, anche se ormai una decisione come quella piacentina rimarrà nella storia della regione come un esempio di pessima amministrazione”.
“Fortemente indignati e preoccupati” si definiscono in una nota i sindacati Cgil, Cisl e Uil. “Noi vogliamo una città aperta, solidale, inclusiva e che sia in grado di riconoscere ed accettare ogni forma di diversità, da quelle di genere a quelle religiose e di razza; chiediamo quindi che l’amministrazione, che ha il dovere di rappresentare e tutelare tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro idee e dalle appartenenze, operi per una Piacenza civile, accogliente e moderna”.
A difendere l’operato della giunta Barbieri è il comitato “Difendiamo i nostri figli”. In una nota si legge: “L’iniziativa in oggetto, nel più ampio ambito della condivisibile lotta alle discriminazioni e al bullismo (che auspichiamo venga non solo mantenuta, ma rafforzata) introduce l’ideologia gender, che con la lotta alle discriminazioni e al bullismo non ha nulla a che vedere. Come Comitato Difendiamo i Nostri Figli di Piacenza rimaniamo a disposizione per momenti di confronto e di dialogo

costruttivo che possano contribuire a far crescere il livello di civiltà della nostra bella città”.