Sette parenti uccisi nelle foibe. La testimonianza del giornalista Tarticchio

10 FEB 14
Ultimo aggiornamento: 18:5014 GIU 26
Tradotto con IA
Versione italiana
Immagine di Sette parenti uccisi nelle foibe. La testimonianza del giornalista Tarticchio
“Erano le due di una notte del 1945, avevo nove anni quando 4 uomini di Tito entrarono in casa mia e presero mio padre, gli legarono il filo di ferro nelle mani e con il calcio del fucile lo fecero cadere dalle scale. Mi rifugiai tra le braccia di mia mamma che era disperata. Mio zio sacerdote fu lapidato due anni prima e poi venne gettato nelle foibe con una corona di ferro in testa. Altri 5 miei familiari hanno perso la vita così”. È vivo e straziante il ricordo di Pietro Tarticchio, giornalista e scrittore, presidente del centro di cultura giuliano-dalmata, invitato dalla Provincia per testimoniare il suo vissuto in occasione del giorno del Ricordo, istituito nel 2004 per non dimenticare le vittime delle foibe e dell’esodo dal confine orientale, una tragedia che ha coinvolto migliaia di italiani e che per anni é rimasta nell’oblio. Presenti in sala consiliare un centinaio di studenti delle scuole superiori. Tarticchio fu costretto a lasciare la sua terra, l’Istria nel 1947. “Tito voleva annettere le nostre terre ma non voleva gli italiani, le foibe erano la sua strategia del terrore” ha commentato Tarticchio. “Insegnanti e studenti hanno oggi un ruolo strategico e cruciale per il cammino futuro della memoria: a loro è affidato il difficile compito di tramandare un pezzo di storia, quello della tragedia delle foibe, che chiede di non essere dimenticato”. L’appello è stato lanciato – nella celebrazione del Giorno del ricordo – dal presidente della Provincia Massimo Trespidi.