Esperienze dirette

6 MAR 25
Ultimo aggiornamento: 03:58 | 19 GIU 26
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Se fosse un’erbaccia, l’insicurezza che si respira in città a certe ore e in certi luoghi la toglieremmo di mezzo con un buon diserbante. Via l’erba grama per salvare il raccolto. Soluzione spiccia quanto impraticabile. Quale legge o dispiegamento di forze ci terrebbe al riparo dalla violenza o da un suo possibile ritorno? E siamo certi che in quel “grama” non si nasconda una possibilità di riconciliarsi al “raccolto” che ancora non vediamo, ma comunque c’è?
Autore del libro “Noi siamo erbacce”, Mauro Ferrari inquadra e sorvola dall’alto il fenomeno delle aggressioni e delle violenze di questi mesi con l’esperienza del lavoro sul campo: sociologo, dottore di ricerca e formatore esperto in welfare generativo e progettazione sociale, tiene oggi un corso con l’università della Svizzera Italiana ed è co-fondatore dell’associazione Amici di Emmaus. Sull’allarme di questi giorni, dice Ferrari, prima del «cosa fare» serve capire «di chi stiamo parlando».
«Parto da tre questioni di fondo – precisa –. La prima sono le condizioni materiali estremamente fragili da cui provengono decine di ragazze e ragazzi, soprattutto stranieri, che generano una disuguaglianza di accesso alle risorse e alle opportunità, esasperante».
A questa si combina, citando Max Weber, «l’assenza della cosiddetta gratificazione differita, cioè quella gratificazione che si raggiunge in un percorso lungo e che contempla la fatica. Oggi, invece, l’obiettivo va afferrato tutto, subito e in modo facile: una specie di gratta e vinci digitale». La realtà, però, è un’altra...
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