Sfilate in 30mila per i "Màascher"

C’era un tempo in cui la Cremona sorniona, pigra, chiusa in se stessa, indossava una nuova maschera e scendeva in piazza a festeggiare. C’erano giorni in cui il malumore era vietato, bandito il pessimismo, tenute a distanza le paure e i tormenti. Carnevale evocava un divertimento “a tutti i costi”, lo si attendeva come un respiro in montagna a pieni polmoni, lo si preparava con settimane, forse mesi d’anticipo perché la cosa era grossa (e grassa): sfilate di carri allegorici, cortei lungo le strade, coriandoli, spettacoli, giochi e musica. C’erano anni in cui Cremona era una calamita per migliaia che venivano da lontano perché sì, ne valeva il costo e la fatica del viaggio. Dagli archivi del nostro settimanale abbiamo ricostruito gli inizi, i fasti e il decadimento del Carnevale in città, partito in forma “organizzata” nel 1979, grazie a un intraprendente Pierluigi Torresani, direttore del Centro Professionale Anffas.
Il connubio è quantomeno inusuale: che c’entra l’Anffas con le maschere e le stelle filanti? Perché, i fragili non hanno diritto a divertirsi? E fu così che...
Il connubio è quantomeno inusuale: che c’entra l’Anffas con le maschere e le stelle filanti? Perché, i fragili non hanno diritto a divertirsi? E fu così che...
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