«È la mia medicina»

23 GEN 25
Ultimo aggiornamento: 18:31 | 16 MAG 25
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Una delle cose che mi ripete più volte è di aver sempre tenuto «un profilo basso». E che il merito di stare ancora sul ring lo deve soprattutto a Fulvio Dernini e al maestro Paolo Garavelli: «Mi hanno aiutato molto». In effetti, mentre lo senti parlare, Fabio Gandolfi ti dà l’idea che la sua solidità stia tutta nel non credersi arrivato. Anzi. A quasi 63 anni portati benissimo (se lo vedi gliene dai 50), Fabio è un uomo che ha ancora fame di imparare.
Lo incontro al bar Aporti, nella sua sant’Imerio, dove è cresciuto e ha passato adolescenza e giovinezza. Per 39 anni ha fatto il chimico da Auricchio, a Pieve San Giacomo. Sposato, padre di una figlia, oggi che è in pensione Fabio divide il suo tempo libero tra la cura della madre per problemi di salute e lo sport. «Sono 35 anni che faccio attività fisica – racconta –: calcio, basket, palestra. E poi adoro sciare. Dieci anni fa ho ripreso il pugilato. Dico “ripreso” perché avevo cominciato ai tempi di Benito Penna. No, non a livello agonistico. Anche se all’inizio, in allenamento, mi confrontavo anche con i giovani». Il bello di questa disciplina, per quest’uomo possente e ancora vivace nei movimenti, è la possibilità di “scaricare”. «Ieri sono andato – dice – ho dato tutto e sono tornato più tranquillo. Lì scarico le tensioni che ho addosso. Per me è come una medicina. Mia moglie me lo dice sempre: stai calmo. Cosa ci posso fare? Sono nato così e morirò così: nervùs»...
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