Derovere, altro che fantasmi! Pochi, ma vivi e mai fermi

16 GEN 25
Ultimo aggiornamento: 20:31 | 16 MAG 25
Immagine di Derovere, altro che fantasmi! Pochi, ma vivi e mai fermi
Sa tutto di vivo in questo paese che danno per morto. Perfino il silenzio, il primo che ci accoglie appena scesi dall’auto. Ha il suono di un invito a farsi avanti, come un cartello invisibile che dice: “Cose belle, per di qua!”. I bordi delle strade vivono: l’erba è bassa, tagliata da poco. Il salone comunale è vivo: i muri ritinteggiati e il soffitto coi pannelli fonoassorbenti applicati di recente. Le siepi antistanti la chiesa rasate a identica altezza; gli spogliatoi rimessi a nuovo, intitolati a don Terenzio Zeli, che qui a Derovere ha contaminato l’aria del gusto per le relazioni e per ciò che le mantiene in vita. E se anche questo prete di origini mantovane manca da quarant’anni, qualcosa, di lui, tra le case e nei vicoli dev’esser rimasto impregnato.
Insomma, la vita non manca in questo borgo di 281 anime. Gianmario, 60 anni, di cognome fa Anselmi, di mestiere l’insegnante di religione, ma a Derovere è conosciuto come “il diacono”. Dal viso, sessant’anni non glieli daresti. «È lo spirito che è giovane e quindi mantiene giovane anche il corpo», dice sorridendo. Il diacono ha il compito di curare la liturgia e l’allestimento della chiesa...
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