Il “ponte” di Gloria che (non) salva il mondo

21 NOV 24
Ultimo aggiornamento: 18:28 | 16 MAG 25
Immagine di Il “ponte” di Gloria che (non) salva il mondo
Un mondo migliore non si crea in laboratorio. Un’ovvietà, direte. Invece no. Perché la tentazione del progetto-salvezza, del tanto-so-io-come-si-fa, ce l’abbiamo dentro, la si legge in controluce appena ci muoviamo, col nostro passo spedito, fai una cosa e ne fai subito un’altra, dobbiamo produrre-produrre-produrre.
Gloria Manfredini non è diversa. «So già che quando sarò là, mi accorgerò di aver ripreso la camminata occidentale», dice. Non ha corazze, non ha superpoteri. Però Gloria conosce un modo più umano di esistere. In Brasile, ci è andata e tornata diverse volte. Prima da ragazzina, per una decina di estati, nella missione condotta da suor Chiara, dell’istituto Rifugio Cuor di Gesù. «Lì ci andavamo con un gruppo di coetanei tirati su da don Davide (Ferretti, ndr) per fare un grest nei mesi di luglio e agosto». Poi, in Brasile, Gloria ci torna molto tempo dopo, tra il 2021 e il 2022, questa volta per un anno intero, a Salvador de Bahia, nella parrocchia legata alla diocesi di Cremona e condotta, guarda caso, da quel don Ferretti – «c’è sempre lui di mezzo» – che ha raccolto il testimone da don Emilio Bellani e ha il merito di averle «aperto la testa».
Incontro Gloria una mattina di metà ottobre, beviamo un caffé e un cappuccino in un bar di Cremona. Siamo alla vigilia del suo ritorno in Brasile, un altro anno in terra di missione. «Io non ho nessun titolo – mi dice –, sono una libera cittadina, laica, volontaria, che ha deciso di spendere un pezzo della sua vita là». Non è proprio normale, osservo io. Non ti svegli tutte le mattina e pensi: parto, destinazione sud America. «Infatti è stato un cammino, non una scelta improvvisa. Sono salita un gradino dopo l’altro e, ad ogni proposta, incoscientemente, dicevo: sì». (...)
LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO AL 28 NOVEMBRE, OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT