«Disegnare è lasciare piccole gocce che dissetano un’altra persona»

Ammette che esiste ancora una certa «ritrosia», figlia del pregiudizio, verso un linguaggio «ritenuto inferiore, ancora un po’ infantile». Ma non se ne cura, Francesca Follini. Almeno non a tal punto da incrinare una certezza che senti essere granitica, in lei, quando parla e sorride. «Il fumetto è cultura? Senza nessunissimo dubbio», dice. Al Centro Fumetto “Andrea Pazienza”, Francesca è un punto mai fermo. Incontra, aggrega, sostiene. I suoi primi passi da disegnatrice e fumettisa li ha mossi qui. L’esordio, nel 2006, è stato con l’albo “Progetto Uranus”. Oggi, è anche storyboarder e docente all’Accademia di Belle Arti Santa Giulia, a Brescia. E quando la incontriamo è alla vigilia della trasfera al “Lucca Comics & Games” (vedi pagina 21). Per il Centro “Andrea Pazienza” tiene corsi di disegno e fumetto e nelle scuole, laboratori didattici. «È la nona arte - dice parlando proprio del fumetto -. Se non è cultura un’arte, non so cosa potrebbe esserlo». Fa notare che il pregiudizio trova meno terreno fertile che in passato, grazie a «tutto ciò che è andato oltre la nicchia», da Tex Willer a ZeroCalcare. Nella sua visione personale, è sicura che «i progressi si stanno facendo». E questo, nonostante il mercato di quest’arte soffra come tutti per il caro-vita, il caro-carta, il caro-energia.
«La nostra è una struttura unica - dice parlando del Centro -: una biblioteca che funge anche da luogo aggregativo, specializzato, che si rivolge alle fiere internazionali e ha un esperto (Michele Ginevra, ndr) di caratura nazionale».
Fare del disegno per fumetto una professione è possibile. Francesca ne è la prova. (...)
«La nostra è una struttura unica - dice parlando del Centro -: una biblioteca che funge anche da luogo aggregativo, specializzato, che si rivolge alle fiere internazionali e ha un esperto (Michele Ginevra, ndr) di caratura nazionale».
Fare del disegno per fumetto una professione è possibile. Francesca ne è la prova. (...)
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