«Non bastano i genitori, serve anche lo Stato»

26 SET 24
Ultimo aggiornamento: 18:25 | 16 MAG 25
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«Perché sì? Perché ci sono evidenze scientifiche autorevoli, che parlano di danni espliciti, riscontrabili, nei bambini e negli adolescenti. E perché l’argine non possiamo farlo costruire solo alle famiglie». Uno dei padri dell’appello al Governo di cui parliamo in questo Focus è lui, Daniele Novara, 67 anni, pedagogista, tra i maggiori esperiti in Italia di gestione dei conflitti e processi di apprendimento. Dal giorno del lancio della proposta, le firme raccolte sono arrivate a 70mila. «Puntiamo al traguardo di 100mila - dice Novara -, ancora un paio di settimane e ci siamo. Il consenso è vastissimo, specie fra i genitori».
Ecco, a proposito di genitori: non le sembra una dichiarazione di sconfitta educativa demandare tutto a una legge?
«Per niente. I genitori devono educare e questo noi lo diciamo. Ma non possiamo predentere che si oppongano al battage pubblicitario delle aziende più grandi del pianeta, che producono smartphone e gestiscono le piattaforme social. E’ impossibile. Il baricentro del controllo dev’essere spostato sullo Stato».
E la politica cosa dice?
«C’è interesse. In alcuni casi, condivisione. Da ambo i lati. Abbiamo incontrato le senatrici Marianna Madia, del Partito Democratico e Lavinia Mennuni, di Fratelli d’Italia, già firmatarie di proposte di legge analoghe alla nostra richiesta, ma non coincidenti. Il rischio è che la montagna partorisca il topolino».
In che senso?
«La resistenza alla nostra proposta è una questione di lobby. Ha presente cos’è un iPhone? Parliamo (...)».
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