«Un universo fatato»

5 SET 24
Ultimo aggiornamento: 18:25 | 16 MAG 25
Immagine di «Un universo fatato»
Cremona è uno scrigno. Lo apri e l’occhio cattura monumenti e palazzi, visuali architettoniche mirabili, una storia antichissima e suggestiva, musica e tradizioni culinarie che ci rendono grandi nel mondo. Ma è solo il primo strato. Bisogna scavare con la mano, rovistare più in fondo e tirare su. Botteghe. Sono le gemme più preziose dello scrigno. Sono nicchie di un lavoro centenario, dal ritmo lento, paziente, dalla cura certosina del costruttore. Dalla materia grezza, il capolavoro. Se la liuteria esiste è grazie a queste gemme. L’artigiano non si estinguerà mai. Da lui (forse non solo, ma innanzitutto) dipende la Bellezza. Che è la cosa di cui l’uomo avrà sempre bisogno.
Da 32 anni, Stefano Trabucchi lavora nella stessa bottega, la sua. Era il 1992 e di liutai se ne contavano una quarantina. Oggi ce ne sono 192 in tutta la provincia. «Qui avevo solo un banco e un telefono», racconta. Adesso, c’è un laboratorio dotato di tutto e con lui si muovono due giovani, Mario e Filippo. Trabucchi ne parla come di un «luogo magico». «Quando vengono le scolaresche – racconta – dico spesso: guardate l’Enciclopedia di Diderot del 1700, prendete la professione del liutaio che allora già c’era, cambiate i vestiti, togliete le lampade e la sega a nastro, ma per il resto noi siamo gli stessi».
Il suo primo cliente se lo ricorda bene. «Un commerciante giapponese». Ogni bottega ha la propria nicchia di mercato, fatta perlopiù di negozi che poi rivendono, ma anche di musicisti, studenti avanzati, amatori e collezionisti. «Con alcuni di loro si instaurano rapporti duraturi», confessa Trabucchi
La parabola di Stefano parte da lontano. Nel tempo e geograficamente. «Sono della Valtellina. Nasco a Sondrio e comincio a suonare il violino a 8 anni. Perché? Per la passione di mio padre per la musica. E di tutta la famiglia. Due dei miei fratelli sono musicisti professionisti, per dire. E a un certo punto, a 11 o 12 anni, la curiosità è cresciuta: volevo scoprire di quale legno era fatto lo strumento, il perché della sua forma. Tutto insomma». Cremona arriva nel destino di Trabucchi quando a scuola sfoglia la promozione cartacea di un istituto internazionale di liuteria. Sta in una città mai sentita. È lì che andrà. «Avevo solo 14 anni e da allora (...)».
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