«Ascolto, accoglienza, perdono: il nostro stile»

4 LUG 24
Ultimo aggiornamento: 18:23 | 16 MAG 25
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Lo chiamano tutti col soprannome, Jimmo, nato ai tempo dell’asilo, quando uno dei compagni usava la “j” al posto della “s”. «Il mio cognome è Simmi, ma lui lo pronunciava “Jimmi”. E io, siccome mi consideravo “uno” e non “tanti”, lo traducevo al singolare: “Jimmo”. Da allora, mi chiamano tutti così».
Luca Jimmo Simmi ha 29 anni, è uno dei sei coordinatori del grest di Cristo Re, parrocchia tra le più grandi della città, dalla quale, tra l’altro, è passato – e maturato – l’attuale vescovo di Trieste, don Enrico Trevisi. Da dieci anni educatore della cooperativa Nazareth, Luca ha una lunga esperienza con i minori stranieri non accompagnati e oggi si dedica ai servizi scolastici in generale: vive il contatto quotidiano con gli adolescenti di cui sperimenta l’intensità, la bellezza, la fatica. La parrocchia è un luogo che frequenta da sempre, Jimmo è nato e vissuto qui e ha attraversato tutte le tappe di chi partecipa ad un grest: bambino, animatore, coordinatore. In queste settimane, Jimmo ha il delicato ruolo di cinghia di trasmissione tra il vicario, don Pierluigi, e gli animatori, che supervisiona dal punto di vista organizzativo e del metodo educativo. «Cerco con l’esperienza acquista negli anni di infonderla a loro – spiega –. Non significa limitare, ma anzi incentivare il loro protagonismo. Che è la cosa che mi sta più a cuore. Credo molto nella catena educativa dell’oratorio».
Quest’anno, gli iscritti sono 208 e le richieste di animatori sono arrivate a 58. Sono numeri importanti, che richiedono uno sguardo di attenzione a tutti e una “macchina” che funzioni bene.
C’è una differenza tra questo tipo di esperienza e quella di un normale centro estivo?
«La differenza c’è e non è solo il luogo. L’habitus crea un ambiente, ma è anche un vestito che ognuno decide di indossare. L’animatore decide di farlo proponendo lo stile tipico dell’oratorio: vicinanza, ascolto, supporto, perdono, accoglienza. Qua c’è la sperimentazione di questo metodo. Qualcuno si scopre capace, qualcun altro no, ma è pur sempre una scoperta. Se lo pensiamo calato su ragazzi dai 14 ai 19 anni sembra una sfida persa. Invece è una scommessa vincente. Ci sono tre animatori che durante tutto l’anno frequentano l’oratorio con una compagnia che definiremmo “dei casinisti”. Noi ci abbiamo scommesso e uno di loro ha (...)».
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