«Vicino alla gente ogni giorno»

La cravatta. Mancava quella il giorno della proclamazione a sindaco. Non è stata una dimenticanza. Andrea Virgilio è sempre stato così: informale, distante dai protocolli, insofferente (ma non irrispettoso) alle cerimonie. Il suo modo di vestire gli somiglia. «Ah, già. La cravatta». Nelle foto con la fascia tricolore gli è stata “imposta”. Ci ha pensato lo staff, recuperandogliene addirittura tre. Virgilio ricorda un po’ Bergoglio, quando la sera della sua elezione (era un mercoledì anche allora) è tornato a Casa Santa Marta coi confratelli, in pulmino, anziché sulla berlina d’ordinanza. Meno distacco, più vicinanza. Si comincia così, dalle piccole cose.
La prossimità sarà un punto su cui Virgilio investirà parecchio. Una istituzione più a contatto con la gente, con la sua quotidianità, con le sue solitudini. Un sindaco deve saper leggere anche quelle, e se possibile non esserne indifferente. Anzi, farne un punto prioritario tanto quanto infrastrutture, cultura, sostenibilità ambientale.
In questa intervista, rilasciata il giorno dopo la vittoria al ballottaggio, il neosindaco di Cremona racconta la fatica e il bello di una campagna elettorale dura ma mai sopra le righe. Racconta del «lavoro su di sé» cui si è sottoposto, della «coesione» che ha sempre percepito tra i suoi, di una «macchina amministrativa da innovare», di biometano e teleriscaldamento. Racconta soprattutto di sé.
La prossimità sarà un punto su cui Virgilio investirà parecchio. Una istituzione più a contatto con la gente, con la sua quotidianità, con le sue solitudini. Un sindaco deve saper leggere anche quelle, e se possibile non esserne indifferente. Anzi, farne un punto prioritario tanto quanto infrastrutture, cultura, sostenibilità ambientale.
In questa intervista, rilasciata il giorno dopo la vittoria al ballottaggio, il neosindaco di Cremona racconta la fatica e il bello di una campagna elettorale dura ma mai sopra le righe. Racconta del «lavoro su di sé» cui si è sottoposto, della «coesione» che ha sempre percepito tra i suoi, di una «macchina amministrativa da innovare», di biometano e teleriscaldamento. Racconta soprattutto di sé.
Sono stati mesi intensissimi. Che cosa le faceva dire, giorno dopo giorno: ne vale la pena?
«Le relazioni autentiche. Che mi hanno davvero gratificato e che sono un’altra cosa rispetto alle relazioni pubbliche. Non sono mai stato stanco durante la campagna elettorale, la fatica è amministrare. Per come sono fatto io, come persona e come profilo politico, temevo molto la campagna elettorale. Ho sempre tenuto le distanze dalla politica concepita come eventi e inaugurazioni, che è giusto che ci siano per carità. Ho dovuto fare un grande lavoro su di me».
«Le relazioni autentiche. Che mi hanno davvero gratificato e che sono un’altra cosa rispetto alle relazioni pubbliche. Non sono mai stato stanco durante la campagna elettorale, la fatica è amministrare. Per come sono fatto io, come persona e come profilo politico, temevo molto la campagna elettorale. Ho sempre tenuto le distanze dalla politica concepita come eventi e inaugurazioni, che è giusto che ci siano per carità. Ho dovuto fare un grande lavoro su di me».
Ha incontrato centinaia di cremonesi: qual è la cosa che sentono più cara, che le hanno chiesto di più?
«I cittadini hanno una domanda fortissima di attenzione al quotidiano. C’è chi la traduce nel problema sotto casa, chi in un tema più generale. Ma la costante è una richiesta implicita: l’esigenza di essere ascoltati. Il che non obbliga l’interlocutore – nel mio caso il candidato e, oggi, il sindaco – a dare sempre risposte affermative: sì, ti accontento. Mentre arrivavo qua mi ha fermato una signora che mi ha raccontato un pezzo anche drammatico della sua vita. In alcuni casi lo fanno perché sei il sindaco o il candidato a diventarlo; in altri, per una ragione di solutidine. Oltre il 35% delle nostre famiglie è composta da un singolo componente. Ma la solitudine interessa anche la classe dirigente».
«I cittadini hanno una domanda fortissima di attenzione al quotidiano. C’è chi la traduce nel problema sotto casa, chi in un tema più generale. Ma la costante è una richiesta implicita: l’esigenza di essere ascoltati. Il che non obbliga l’interlocutore – nel mio caso il candidato e, oggi, il sindaco – a dare sempre risposte affermative: sì, ti accontento. Mentre arrivavo qua mi ha fermato una signora che mi ha raccontato un pezzo anche drammatico della sua vita. In alcuni casi lo fanno perché sei il sindaco o il candidato a diventarlo; in altri, per una ragione di solutidine. Oltre il 35% delle nostre famiglie è composta da un singolo componente. Ma la solitudine interessa anche la classe dirigente».
In che senso?
«Là dove non esiste la comunità rappresentata dal partito e là dove non esistono momenti di confronto informali fra chi ha ruoli diversi, c’è un senso di solitudine che si ripercuote su tutti. Parlo anche di (...)».
«Là dove non esiste la comunità rappresentata dal partito e là dove non esistono momenti di confronto informali fra chi ha ruoli diversi, c’è un senso di solitudine che si ripercuote su tutti. Parlo anche di (...)».
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