«Siamo nati per la seconda volta»

Nel 2023, Go On ha tagliato il traguardo dei 10 anni di attività. L’associazione con sede a Cremona si occupa di persone colpite da ictus o altre cerebropatie per aiutarle a ricominciare a vivere, con iniziative conviviali, culturali, ludiche e sportive. Nasce grazie a Cristina Morandi e al marito Gino Fornasari, che rimane semi paralizzato per un ictus nel 2012. Cristina è ancora oggi presidente di questa vivace realtà di volontariato. In questi anni sono nate nuove amicizie, affetti e grandi stimoli, in cui uno è cresciuto uno sguardo diverso verso la vita e le sue difficoltà. L’associazione ha un obiettivo importante per questo 2024: trovare una nuova sede autonoma che abbia caratteristiche adatte ad accogliere le persone che la frequentano. Di seguito, l’intervista proprio a Cristina Morandi, durante la trasmissione “La Piazza”, che è possibile rivedere sul sito di Mondo Padano.
Cristina, l’esperienza di Go On nasce anche e soprattutto dalla sua storia personale con Gino Fornasari, suo marito. Ci può raccontare cosa e vi è successo e come, da lì, si è arrivati a Go On?
«Mio marito ha avuto un ictus nel gennaio del 2012. Ci avevano dato pochissime possibilità di sopravvivenza, in realtà ha passato la fase critica, è rimasto senza l’uso della parte destra del corpo bloccata, senza la parola e ha perso il 90% dei ricordi della vita precedente, e quindi anche di me. Tornati a casa, abbiamo vissuto un perido di ri-ambientamento, dopo il quale è iniziata una fase di solitudine. Relazionarsi con noi non era semplice: c’erano problemi di spostamento, di comunicazione, di comprensione. Ci siamo trovati sempre più, io e lui su un divano in un silenzio assordante. Ci siamo detti: o cerchiamo qualcosa, o ci troveranno qua morti sul divano. Ho inziato a contattare persone che si trovavano nella nostra situazione, e a maggio del 2013 abbiamo creato l’associazione Go On, abbiamo cominciato a trovarci, ad uscire, ad organizzare cene, gite e a rinascere».
«Mio marito ha avuto un ictus nel gennaio del 2012. Ci avevano dato pochissime possibilità di sopravvivenza, in realtà ha passato la fase critica, è rimasto senza l’uso della parte destra del corpo bloccata, senza la parola e ha perso il 90% dei ricordi della vita precedente, e quindi anche di me. Tornati a casa, abbiamo vissuto un perido di ri-ambientamento, dopo il quale è iniziata una fase di solitudine. Relazionarsi con noi non era semplice: c’erano problemi di spostamento, di comunicazione, di comprensione. Ci siamo trovati sempre più, io e lui su un divano in un silenzio assordante. Ci siamo detti: o cerchiamo qualcosa, o ci troveranno qua morti sul divano. Ho inziato a contattare persone che si trovavano nella nostra situazione, e a maggio del 2013 abbiamo creato l’associazione Go On, abbiamo cominciato a trovarci, ad uscire, ad organizzare cene, gite e a rinascere».
Go On dura da 10 anni: che cosa rappresentano, per lei e in cosa sono caratterizzati?
«In questi 10 anni abbiamo fatto tantissime cose, forse più cose di quelle che avremmo (...)».
«In questi 10 anni abbiamo fatto tantissime cose, forse più cose di quelle che avremmo (...)».
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