Riforma anziani, consenso a metà: bene l’assegno, troppo pochi i beneficiari

15 FEB 24
Ultimo aggiornamento: 20:1616 MAG 25
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Riforma delle politiche per gli anziani, proviamo a fare il punto. La grossa novità riguarda l’assegno di assistenza da 850 euro al mese, spendibile solo in servizi (certificati) alla persona, che sarà riconosciuto dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2026 agli anziani ultraottantenni, con bisogni assistenziali gravissimi e con Isee inferiore ai 6mila euro. È uno dei punti cardine previsti dalla legge delega 33/2023. Si tratta di risorse che non sostituiscono, ma si aggiungono all’indennità di accompagnamento per coloro che sono anche invalidi, e che serviranno a pagare le prestazioni di una badante assunta regolarmente per meno di 20 ore alla settimana. L’efficacia dell’assegno sarà sottoposta a verifica, per questo viene erogato in via sperimentale nel 2025 e nel 2026. Tra l’altro, se l’assegno non sarà speso per la stipula di rapporti di lavoro con assistenti familiari o per l’acquisto di servizi di assistenza, sarà revocato dall’Inps.
Per mettere in campo la nuova misura il Governo ha stanziato 250 milioni di euro nel 2025 e altrettanti nel 2026. Fondi che, però, bastano a pagare la prestazione a soli 24.509 beneficiari, rispetto a una platea di 3,86 milioni di anziani non autosufficienti (lo 0,6%). I più ottimisti dicono: è un inizio, si può solo crescere. I detrattori, che sono briciole per far dire al Governo “gli aiuti agli anziani li abbiamo garantiti”.
Ricapitolando. La nuova prestazione universale, destinata a sostenere economicamente le famiglie che hanno necessità di un’assistente per le persone anziane non autosufficienti, è esente da imposte ed è costituita da una quota fissa monetaria che corrisponde all’indennità di accompagnamento per gli invalidi (bisogna che l’anziano ne sia già titolare), che per il 2024 vale 531,76 euro al mese; una quota integrativa definita «assegno di assistenza», di 850 euro mensili, che devono essere spesi per i servizi di una badante assunta regolarmente dalla famiglia o acquisiti da un’impresa qualificata nel settore dell’assistenza.
I criteri di accesso all’assegno di assistenza sono stringenti: l’anziano deve avere almeno 80 anni, un bisogno assistenziale gravissimo, percepire già l’indennità di accompagnamento (oggi i beneficiari sono 1,4 milioni), e avere un Isee di 6mila euro. Se si considera che la soglia Isee (...).
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