«Fare "insieme" con risposte articolate. Il supereroe non c'è»

Nell’atrio d’ingresso ci sono due ragazzi di colore. Li raggiunge un operatore che arriva dal cortile interno. Parla con loro. Mi vede e mi fa segno di entrare. I due restano in attesa. Quando arriva don Pier lo saluto e lui mi fa cenno con la mano di seguirlo. I ragazzi nell’atrio gli sorridono con una trasformazione del viso prolungata, convinta. A lui concedono quello che a me e all’operatore non hanno riservato. Perché? Cercano qualcosa? È riconoscenza?
«La riconoscenza viene dopo, immediatamente è difficile. E non è richiesta», dice don Pier Codazzi, direttore della Caritas Diocesana. Il giorno di Natale lo ha passato qui, in Casa dell’Accoglienza. Gli chiedo un bilancio di questo 2023, il tema sono i migranti. «È stato un anno segnato profondamente dalle emergenze che si sono susseguite - risponde - crisi energetica, alluvione, guerre. Ma non dobbiamo metterci in uno stato di ansia o, peggio, di panico». Precisa che la struttura di via Sant’Antonio del Fuoco «non è sinonimo solo di migranti. C’è un centro di ascolto che è un anello di raccordo col territorio e che in questi mesi ha sostenuto centinaia di famiglie nell’evitare sfratti esecutivi, nel sostegno al pagamento delle bollette, nella ricerca di lavoro. In Diocesi i centri sono una settantina». Caritas non si muove da sola, non potrebbe, ma «sempre in sinergia con le amministrazioni comunali, le parrocchie, le associazioni. Poi le cucine benefiche: 50 pasti al giorno distribuiti dalla San Vincenzo». I migranti presenti, oggi, sono 120, una parte segnalati dalla Prefettura, un’altra formata da chi è uscito dai percorsi. A questi si aggiungono «persone con un lavoro non stabile che faticano a trovare abitazione. Sono situazioni di fragilità. È un bisogno che rileviamo in modo sempre più marcato». Non vanno dimenticati gli ucraini, tra i 55 i 60. Nel complesso, Caritas sostiene 200 persone e non soltanto in Casa dell’Accoglienza.
A situazioni complesse, sottolinea don Pier, vanno offerte risposte articolate. Possibilmente, con l’obiettivo di prevenire una complessità maggiore: «Chi fatica a pagare l’affitto non deve cadere nello sfratto».
La crisi abitativa è una criticità oggi evidente. Come fare? «L’altra parola importantissima è la parola “insieme”. Nessuno ce la fa da solo. Se qualcuno ha deliri di onnipotenza, noi non li abbiamo».
Poi c’è l’ostacolo giuridico. «Abbiamo diversi ragazzi del Bangladesh - racconta - che ricevono diniego al diritto di asilo, ma il rischio è che (...)».
«La riconoscenza viene dopo, immediatamente è difficile. E non è richiesta», dice don Pier Codazzi, direttore della Caritas Diocesana. Il giorno di Natale lo ha passato qui, in Casa dell’Accoglienza. Gli chiedo un bilancio di questo 2023, il tema sono i migranti. «È stato un anno segnato profondamente dalle emergenze che si sono susseguite - risponde - crisi energetica, alluvione, guerre. Ma non dobbiamo metterci in uno stato di ansia o, peggio, di panico». Precisa che la struttura di via Sant’Antonio del Fuoco «non è sinonimo solo di migranti. C’è un centro di ascolto che è un anello di raccordo col territorio e che in questi mesi ha sostenuto centinaia di famiglie nell’evitare sfratti esecutivi, nel sostegno al pagamento delle bollette, nella ricerca di lavoro. In Diocesi i centri sono una settantina». Caritas non si muove da sola, non potrebbe, ma «sempre in sinergia con le amministrazioni comunali, le parrocchie, le associazioni. Poi le cucine benefiche: 50 pasti al giorno distribuiti dalla San Vincenzo». I migranti presenti, oggi, sono 120, una parte segnalati dalla Prefettura, un’altra formata da chi è uscito dai percorsi. A questi si aggiungono «persone con un lavoro non stabile che faticano a trovare abitazione. Sono situazioni di fragilità. È un bisogno che rileviamo in modo sempre più marcato». Non vanno dimenticati gli ucraini, tra i 55 i 60. Nel complesso, Caritas sostiene 200 persone e non soltanto in Casa dell’Accoglienza.
A situazioni complesse, sottolinea don Pier, vanno offerte risposte articolate. Possibilmente, con l’obiettivo di prevenire una complessità maggiore: «Chi fatica a pagare l’affitto non deve cadere nello sfratto».
La crisi abitativa è una criticità oggi evidente. Come fare? «L’altra parola importantissima è la parola “insieme”. Nessuno ce la fa da solo. Se qualcuno ha deliri di onnipotenza, noi non li abbiamo».
Poi c’è l’ostacolo giuridico. «Abbiamo diversi ragazzi del Bangladesh - racconta - che ricevono diniego al diritto di asilo, ma il rischio è che (...)».
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