«Noi come un faro»

Tre in una, ma non è finita qui. Meraki cooperativa sociale è l’evoluzione (non la somma) di tre storie, tre tradizioni, tre modi di guardare ai bisogni simili ma non uguali: Cerchio cooperativa sociale, Ventaglio Blu e Santa Federici. Un impasto che non ha snaturato nessuno, perché non improvviso. La fusione è l’esito di un processo, non di un blitz. Meraki, però, non è un traguardo. È solo l’inizio. Ottimo, se guardiamo ai numeri. È la prima cooperativa sociale della provincia per ampiezza della filiera, radicamento territoriale, numero di addetti e valori di produzione. Parliamo di un ventaglio di attività che abbraccia settori vastissimi: educativo, di supporto scolastico, di assistenza domiciliare, ricerca e inserimento lavorativo, disabilità, orientamento legale. Il volume d’affari è di 10 milioni di euro, che diventano 15 se consideriamo anche le attività sanitarie (Cerchio Med e Santa Federici Med), cioè i servizi di coordinamento abulatoriale forniti ai medici di base e ai medici specialisti, possibilmente sviluppati nei pressi di farmacie.
Basta? Neanche per idea. Incontrare Diego Negrotti, fresco presidente di questa realtà, è come sedersi su una Fiat con motore Ferrari. Partenza da utilitaria, andamento da bolide. Ti accoglie scendendo a piedi due rampe di scale. E’ abituato così e non smette nonostante abbia raccolto un’eredità pesante, molto pesante. Ma «io non devo fare il one-man-show. Non ne sarei nemmeno capace», dice.
Si comincia dalla sede, in via Dante 132 a Cremona: nuova, funzionale, non troppo lontana dall’essere completa: «Nei prossimi mesi diventerà operativa anche la palazzina B – dice Negrotti – dove trasferiremo una parte delle attività di Ventaglio Blu». Parla del salto di qualità di natura industriale richiesto ora a Meraki, dell’urgenza di un incontro con tutte le categorie, dell’orizzonte di nuovi servizi e magari nuove sedi. E dell’idea (una delle tante) di «creare veri e propri poli in cui tutti i bisogni siano raccolti in modo fluido: da quelli assistenziali a quelli sanitari. Magari inserendo negli ambulatori la figura-ponte dell’assistente sociale».
Basta? Neanche per idea. Incontrare Diego Negrotti, fresco presidente di questa realtà, è come sedersi su una Fiat con motore Ferrari. Partenza da utilitaria, andamento da bolide. Ti accoglie scendendo a piedi due rampe di scale. E’ abituato così e non smette nonostante abbia raccolto un’eredità pesante, molto pesante. Ma «io non devo fare il one-man-show. Non ne sarei nemmeno capace», dice.
Si comincia dalla sede, in via Dante 132 a Cremona: nuova, funzionale, non troppo lontana dall’essere completa: «Nei prossimi mesi diventerà operativa anche la palazzina B – dice Negrotti – dove trasferiremo una parte delle attività di Ventaglio Blu». Parla del salto di qualità di natura industriale richiesto ora a Meraki, dell’urgenza di un incontro con tutte le categorie, dell’orizzonte di nuovi servizi e magari nuove sedi. E dell’idea (una delle tante) di «creare veri e propri poli in cui tutti i bisogni siano raccolti in modo fluido: da quelli assistenziali a quelli sanitari. Magari inserendo negli ambulatori la figura-ponte dell’assistente sociale».
Che peso ha raccogliere l’eredità della guida di Meraki? Come la affronta?
«Il peso è enorme. Lo sto processando a porzioni grazie all’aiuto dei miei colleghi. La forza della nostra organizzazione è la squadra. Meraki è il risultato di un articolato lavoro realizzato negli ultimi 15 anni. Persone (...)».
«Il peso è enorme. Lo sto processando a porzioni grazie all’aiuto dei miei colleghi. La forza della nostra organizzazione è la squadra. Meraki è il risultato di un articolato lavoro realizzato negli ultimi 15 anni. Persone (...)».
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